La rassegna francese del vino (9-11 febbraio, Porte de Versailles) apre la nuova stagione fieristica internazionale. Tra buyer qualificati e un’atmosfera molto ‘parigina’, il futuro della kermesse appare luminoso. Restano delle criticità da risolvere, a cominciare dal posizionamento di ‘Casa Italia’.
L’EVENTO
L’edizione 2026 del salone parigino convince gli espositori italiani. La conferma è pressoché unanime: in pochi anni la rassegna è diventata ‘Il salone europeo del vino’, a svantaggio dei competitor tedeschi di ProWein, a Dusseldorf. A sancirne il successo diversi fattori, incluso il timing di febbraio, momento in cui le cantine sono pronte a esordire con le nuove annate e le novità per i mercati internazionali. A questo si sommano i costi più accessibili, i migliori collegamenti e l’ampia offerta di hotel e ristoranti di Parigi.
Voto: 8
I BUYER
Affollata sin dalle prime ore del mattino, Wine Paris ha visto un costante flusso di visitatori. A detta degli espositori, tutti o quasi tutti gli appuntamenti presi sono stati rispettati, e in qualche caso sono stati fatti anche inaspettati nuovi contatti. La ‘geografia’ dei buyer in fiera sconta una scarsa presenza di operatori dall’Asia, che pare invece affolleranno il Vinexpo Asia di Hong Kong, in programma a maggio. Ampiamente presenti buyer da Nord e Centro Europa, oltre che compratori americani e canadesi.
Voto: 8
L’ATMOSFERA

Wine Paris punta forte sull’accoglienza e sullo ‘charme parigino’. Dalle hostess in divisa, che dispensano sorrisi e forniscono indicazioni a visitatori ed espositori, al ragazzo in livrea che saluta i passanti e si presta a foto e selfie. Piccoli dettagli scenografici che alleggeriscono la rigidità di un evento esclusivamente b2b. Un modello da cui prendere spunto?
Voto: 9
LA PAVIMENTAZIONE

Nota dolente: l’assenza della moquette in tutti i padiglioni. Il danno non è solo d’immagine, per le cantine che tanto investono per avere stand belli e accoglienti, ma è anche una questione di sicurezza: in troppi punti la pavimentazione presenta irregolarità e buchi potenzialmente pericolosi. Capiamo le istanze di sostenibilità degli organizzatori, ma proprio non si riesce a trovare una soluzione eco-friendly che appaghi anche l’occhio?
Voto: 4
I SERVIZI ALLA STAMPA
A Wine Paris i giornalisti sono trattati con i guanti. Alcuni esempi, semplici ma non scontati: il servizio di guardaroba e custodia bagagli interno, una sala stampa accogliente dove era sempre possibile bere un caffè, personale pronto a intervenire per qualsiasi esigenza. Numerosi e posizionati in modo strategico anche i corner per la distribuzione delle riviste. Un’attenzione che fidelizza i media e rafforza la visibilità della fiera e degli espositori.
Voto: 9
I SERVIZI AI VISITATORI

Qui emergono delle criticità. Pressoché assenti aree relax in cui riposarsi un attimo e prendere qualche appunto. Lo stesso vale per le aree ristoro: poche e sprovviste di sedute e tavolini, costringendo le persone a mangiare in piedi o su appoggi di fortuna. I food truck esterni avevano qualche seduta in più, ma le temperature di Parigi a febbraio non invogliano certo a mangiare all’aperto. Inoltre, con padiglioni distanti e passaggi scoperti, in caso di pioggia, l’esperienza sarebbe stata più complessa. Positivo, invece, il servizio concierge bagagli all’ingresso della fiera, che permetteva ai visitatori di ‘parcheggiare’ zaini, valigie e cappotti.
Voto: 6
I TRASPORTI
Parigi è tra le città meglio collegate al mondo, elemento chiave per una fiera internazionale come Wine Paris. È vero anche che il traffico parigino non lascia scampo: per muoversi in taxi occorre partire con un’ora di anticipo, mentre se si sceglie di usare i mezzi bisogna essere pronti all’effetto sardine in scatola. Su questo, temo, c’è poco da fare: solo il centro di Parigi supera abbondantemente i 2 milioni di abitanti. Strategica e per questo sfruttatissima la linea 12 della metropolitana, che arriva direttamente in fiera, con personale pronto a indirizzare i flussi già all’apertura delle porte.
Voto: 7
IL PADIGLIONE 2.1
La vera nota dolente per gli italiani, cresciuti di oltre il 30% da un’edizione all’altra, diventando la seconda maggior rappresentanza dopo i francesi. La maggior parte delle aziende sono state distribuite tra le hall 5.1 e 5.2, apprezzate per luminosità e accessibilità. Un numero più esiguo di espositori è stato invece posizionato nel 2.1. Chiamarlo ‘padiglione’ è eccessivo, visto che è più simile a un magazzino: semi interrato, freddo e poco visibile al passaggio. Positivo il commento delle aziende che operano nel segmento ready-to-drink, low e no alcohol, grazie alla presenza dell’area BE NO dedicata e capace di attrarre pubblico mirato. Per il 2027, voci di corridoio parlando di un trasferimento collettivo degli italiani al padiglione 1, oggi in costruzione. Moderno e luminoso, ma più distante dal cuore della fiera, saprà la nuova ‘Casa Italia’ mettere tutti d’accordo?
Voto: 4