Latte: il punto sul mercato di Lorenzo Petrilli, vicepresidente di Assocaseari

Cremona – Pubblichiamo integralmente, di seguito, l’overview sul mercato lattiero caseario di Lorenzo Petrilli, vicepresidente di Assocaseari.

Come previsto, l’anno della fine delle quote latte si sta dimostrando estremamente difficile. Oltretutto, una serie di fattori, come la questione Russia e le diminuite esportazioni verso la Cina, hanno complicato molto le cose.

Due dati importanti: nel primo semestre di quest’anno, malgrado la diminuzione delle vendite alla Cina, l’Europa ha aumentato le esportazioni di latte in polvere; ciò nonostante le quotazioni della polvere sono calate fino a raggiungere il livello di intervento. Il prezzo di intervento equivale ad una valorizzazione del latte liquido che oscilla tra 0,22 e 0,23 euro al Kg. L’altro dato significativo è che la produzione in Olanda è aumentata, su base annua, del 7%, nelle regioni del Nord Germania ha segnato un aumento del 3% e in Irlanda si parla addirittura del +15%. In quest’ultimo Paese i produttori affermano che loro, con 0,23 euro al Kg, sono in grado di sopravvivere.

Nella prima metà di ottobre, in corrispondenza con l’Anuga di Colonia, i venditori, anche grazie ai tender neozelandesi, son riusciti a far salire le quotazioni di latte in polvere e formaggi, ma per poco. Ammetto che ci speravo e ci credevo, perché i prezzi erano troppo bassi e i produttori, così come i trasformatori, non potevano continuare a lavorare spesso in perdita. E alle quotazioni attuali nemmeno il formaggio è redditizio.

Purtroppo, il mercato è nuovamente sceso e la polvere di latte viene trattata sul pronto e sul primo semestre del 2016 a livelli poco superiori o corrispondenti al prezzo d’intervento. Sul pronto è comprensibile, essendo i magazzini pieni di latte in polvere, ma anche sul primo semestre dell’anno anno prossimo è molto preoccupante.

Potranno le latterie del Nord Germana e dell’Olanda continuare a pagare ai contadini 0,29 euro al Kg un latte che poi viene valorizzato 0,24 circa? Saranno i produttori a diminuire la produzione di latte o le latterie a pagarlo meno? E se le latterie del Nord Europa lo pagheranno meno, in Italia cosa succederà?


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