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“La Gd non vuole più gli agenti? Una scelta discutibile che indebolisce l’intera filiera”: la denuncia di Fnaarc

2026-01-30T14:27:34+01:0030 Gennaio 2026 - 14:27|Categorie: in evidenza, Retail|Tag: , , , , , , |

Roma – “Gli agenti di commercio non sono un costo improduttivo per le imprese, ma professionisti che operano a provvigione e che da sempre rappresentano un motore economico, occupazionale e di sviluppo per il Paese”. Questo il commento di Agenti Fnaarc, la Federazione degli agenti e rappresentanti di commercio aderente a Confcommercio, in merito alla vicenda che vede coinvolto un ufficio acquisti della Gd nel Sud Italia, che avrebbe recentemente invitato i propri fornitori a eliminare le figure di intermediazione commerciale. Un caso simile a quello di Maiora, di cui abbiamo scritto lo scorso dicembre qui su alimentando. E ancor prima quello di Agorà (approfondisci qui la vicenda).

Un’iniziativa discutibile, che va oltre il normale confronto economico e finisce per delegittimare una categoria professionale strategica per il sistema produttivo italiano, con l’effetto collaterale di indebolire anche le stesse aziende fornitrici”, ha sottolineato in una nota la Federazione. Che ha ricordato che in Italia operano oltre 210mila agenti e rappresentanti di commercio: il 74% plurimandatari e il 26% monomandatari. “Attraverso l’attività di intermediazione commerciale transitano circa 400 miliardi l’anno, pari a circa il 30% del Pil nazionale. Il ruolo degli agenti va ben oltre la semplice promozione degli affari. Presidiano i territori, intercettano e anticipano le tendenze di mercato, trasferiscono informazioni strategiche, facilitano le relazioni commerciali, supportano le iniziative di marketing e costruiscono rapporti duraturi. Privare le imprese della rete commerciale significa ridurne la competitività, le prospettive di sviluppo e la capacità di presidio dei mercati e dei territori. A pagarne il prezzo più alto sarebbero soprattutto le Pmi”.

Agenti Fnaarc ha invitato dunque le aziende mandanti “a respingere con decisione logiche meramente speculative e a riconoscere il valore reale della forza vendita. Innovare non significa eliminare professionalità, ma valorizzarle, tutelando un modello commerciale che costituisce uno dei pilastri del commercio italiano”.

 

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