Cina / Il rincaro della soia spinge il settore suinicolo a cercare alternative per i mangimi

2026-04-08T16:54:42+02:008 Aprile 2026 - 16:54|Categorie: Carni, Salumi|Tag: , , , , , |

Pechino (Cina) – La guerra della soia tra Stati Uniti e Cina rischia di colpire indirettamente la suinicoltura cinese. Poiché il mangime pesa per circa il 70% dei costi di allevamento, il rincaro della soia, spinto dalle tensioni commerciali tra Pechino e Washington e aggravato dalla crisi in Medio Oriente, sta infatti mettendo in difficoltà un settore già debole per eccesso di offerta e consumi in calo. In questo contesto, ridurre i costi è diventato vitale, ma dietro questa spinta c’è anche una strategia più ampia: rafforzare la sicurezza alimentare e l’autosufficienza della Cina, come rileva il sito Agcnews.

Pechino ha infatti accelerato il piano per diversificare le proteine destinate ai mangimi, puntando soprattutto su nuove tecnologie e mangimi fermentati. L’obiettivo è appunto ridurre l’uso della farina di soia, voce cruciale per un Paese che resta il maggior importatore mondiale del prodotto. Nel 2024 la Cina ha importato semi oleosi per 52,7 miliardi di dollari, di cui 12 miliardi dagli Usa, mentre nel 2025 le importazioni hanno toccato il record di 111,8 milioni di tonnellate.

I mangimi fermentati rappresentano oggi l’8% dei mangimi industriali cinesi, contro il 3% del 2022, e potrebbero arrivare al 15% entro il 2030, tagliando le importazioni di soia fino al 6,3%. Grandi gruppi come Muyuan Foods, New Hope Liuhe, Yili e Mengniu hanno già ridotto sensibilmente la quota di soia nei mangimi. Il settore attira anche capitali esteri, come quelli della Louis Dreyfus. Restano però criticità: la fermentazione non è ancora standardizzata e, se gestita male, può rallentare la crescita dei suini e aumentarne la vulnerabilità alle malattie.

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