Trento – L’emergenza cinghiali in Italia continua a pesare sul comparto agricolo, con danni stimati da Coldiretti in circa 20 milioni di euro all’anno. Di fronte a numeri in costante crescita, secondo La Repubblica si contano oltre 1,5 milioni di esemplari a livello nazionale contro il mezzo milione del 2010, le strategie di contenimento tradizionali si stanno rivelando insufficienti, nonostante l’abbattimento di circa 300mila capi l’anno.
Per arginare i danni alle colture e il rischio di diffusione della peste suina, la Provincia autonoma di Trento ha approvato una delibera già soprannominata ‘Robin Hood’. Il provvedimento autorizza in via sperimentale, a partire dal 2027, il contenimento degli ungulati tramite arco e frecce. La misura ha già ottenuto il parere favorevole dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione ambientale, secondo cui l’arco riduce l’impatto ambientale e il disturbo acustico arrecato alle altre specie dalle armi da fuoco. L’intervento sarà affidato a controllori faunistici specificamente formati, operativi a una distanza ravvicinata di circa 25 metri.
La decisione ha però acceso il dibattito. Se da un lato l’uso dell’arco è già previsto dalla legge quadro sulla caccia (157/1992) e applicato in Veneto e Piemonte, dall’altro le associazioni animaliste (Enpa e Oipa) e le opposizioni politiche contestano duramente la scelta. Le critiche puntano il dito contro il rischio di inutili sofferenze per gli animali in caso di errore e l’incolumità dei turisti nei boschi.
(SP)