Ddl latte crudo, Lorenzo Basso (Pd): “Etichette chiare per proteggere i bambini”

2026-07-17T12:17:36+02:0017 Luglio 2026 - 12:17|Categorie: Formaggi, in evidenza|

Roma – Sbloccare il Ddl 1205 e garantire ai consumatori informazioni chiare sui possibili rischi derivanti dal consumo di prodotti a base di latte crudo. È questo l’appello lanciato ieri in Senato nel corso della conferenza stampa ‘Etichette chiare per proteggere i bambini’, promossa dal senatore Pd Lorenzo Basso insieme a Sonia Gerelli e Marco Damonte, fondatori dell’associazione ‘Il Trenino di Elia Odv’. Il disegno di legge, proposto nel 2024, prevede che “la confezione di prodotti caseari a latte crudo freschi o di media stagionatura deve riportare in etichetta l’indicazione relativa al rischio per la salute per i bambini di età inferiore ai dieci anni”. Con l’onorevole Basso abbiamo parlato del provvedimento, della sua genesi e delle ragioni per cui l’iter di legge è al momento fermo.

Quando è stato proposto e che cosa prevede il disegno di legge?

Il disegno di legge è stato presentato nel luglio 2024. È partito in maniera bipartisan, nel senso che è stato presentato sia alla Camera che al Senato da soggetti diversi. È molto semplice: chiede che l’etichetta, già prevista dalla norma europea, diventi obbligatoria. C’è stata anche un’interlocuzione con il ministero della Sanità con cui si è discusso di inserire alcune deroghe. Ad esempio, gli stessi produttori potevano scegliere di non inserire la dicitura, a condizione che se ne prendessero la responsabilità e facessero determinati controlli.

Cosa chiedevate in sede di ministero della Sanità?

Noi abbiamo chiesto che ciò avvenisse solo con la presa di responsabilità del ministero della Salute, perché lì ci sono soggetti che hanno le competenze scientifiche per potersi prendere una responsabilità del genere. Sembrava si fosse arrivati a una convergenza su quelle che sono poi diventate le linee guida, vale a dire: controlli rigorosi, che permettono di attestare l’assoluta sicurezza del prodotto e non inserire la dicitura in etichetta, oppure inserire la dicitura informativa. Questo impianto di legge ha trovato piena condivisione anche da parte dei pediatri e dei medici intervenuti in audizione.

Poi cosa è accaduto?

Dopo le audizioni l’iter si è fermato. Noi abbiamo più volte provato a intervenire sia alla Camera che al Senato su altri provvedimenti, in sede di emendamento. Ma il dato di fatto resta: il Ddl oggi è fermo.

Sono maturate posizioni diverse tra opposizione e maggioranza? 

Non faccio processi alle intenzioni. Alcuni colleghi di maggioranza si sono spesi per questo provvedimento. Altri no, e lo hanno detto apertamente che per loro significa voler affossare il settore. In realtà, non si vuole assolutamente affossare il settore: si tratta solamente di riportare un’informativa di prevenzione.

Dal lato dei produttori e dei distributori, quale feedback avete ricevuto?

Non tutti hanno reagito allo stesso modo. Sia in audizione che durante alcune interlocuzioni informali, una parte dei produttori, soprattutto piccoli, non si è schierato contro la proposta, anche perché l’etichetta non è allarmistica, bensì informativa. Molti fra loro già inseriscono una dicitura poiché significa levarsi una responsabilità. Una parte della catena distributiva, invece, ha fatto resistenza: i formaggi a latte crudo hanno un valore alla produzione e alla vendita al distributore piuttosto modesto, mentre hanno un valore alla vendita al consumatore finale elevato, visti i costi legati alla loro conservazione. Una parte dei soggetti che commercializzano questi prodotti ritiene quindi che questo messaggio in etichetta possa fare diminuire le vendite. Tuttavia abbiamo osservato che, laddove l’informazione sia stata inserita in etichetta, non si è avuto un significativo calo delle vendite. E siamo convinti che, alla prova dei fatti, non ci sarà.

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