Dopo gli scioperi del 17 e 20 giugno, un’intervista all’edizione locale di Repubblica di Angelo Mastrolia, presidente di NewPrinces, riaccende la protesta delle tre sigle. Che chiedono un vero piano industriale.
di Andrea Dusio
Torino – Continua l’estate rovente della protesta dei punti vendita Carrefour del Torinese. Il 17 giugno è stato proclamato da Fisascat Cisl e Uiltucs lo sciopero nel punto vendita di Chivasso. Il 20 giugno è stata la volta dell’ipermercato presso il centro commerciale Le Gru di Grugliasco. Il problema che ha portato alla protesta è l’inadeguatezza degli impianti di climatizzazione, che i lavoratori denunciano essere obsoleti. I carichi di lavoro inoltre sarebbero aumentati, con gli organici ormai ridotti dalla cassa integrazione. Le sigle sindacali a oggi non avrebbero ancora incontrato la nuova proprietà. Ricordiamo che il passaggio a NewPrinces è stato finalizzato nell’ultimo spezzone del 2025. Ci sarebbero state telefonate, videochiamate, ma mancherebbe a oggi un confronto viso a viso con Angelo Mastrolia, presidente del gruppo acquirente. Lo stesso Mastrolia ha concesso il 21 giugno un’intervista all’edizione torinese di Repubblica, dal titolo ‘Non cedo ai ricatti sui Carrefour. Investiamo, ma tutti rispettino le regole’. La nuova proprietà spiega che il problema della climatizzazione si ridurrebbe in realtà a un unico guasto avvenuto in un singolo ufficio, e sarebbe stato gonfiato ad arte e strumentalizzato dalle sigle sindacali. Paventa la possibilità di interrompere le relazioni con le sigle che diffondono questo genere di informazioni.
“I sindacati hanno voluto attuare una ripicca per una riorganizzazione del lavoro che non hanno apprezzato. È inaccettabile: hanno detto una bugia e intendiamo interrompere con loro ogni relazione sindacale. Non vogliamo più parlarci per i prossimi tre anni: così facendo, non tutelano gli interessi dei lavoratori. Soprattutto in un periodo in cui stiamo investendo tantissimo per il rilancio dell’azienda, sia dal punto della comunicazione che da quello delle offerte. Il modello di riorganizzazione proposto, peraltro, è conforme alla legge. Con Cgil e Uil non andremo avanti con le relazioni, mentre la Cisl si è assunta la responsabilità di non aderire. Con le altre due sigle non parleremo più”, dichiara.
E aggiunge che a settembre cambierà l’insegna. A settembre i punti vendita diventeranno GS, partendo dagli ipermercati. La risposta dei sindacati giunge a stretto giro, ed è durissima: “La vertenza Carrefour non nasce dal caldo di questi giorni. Nasce da anni di manutenzione rinviata, investimenti mancati e tagli progressivi al personale. I negozi sono strutturalmente inadeguati: freddo in inverno, caldo in estate, spazi logori. Gli addetti alle vendite sono diminuiti nel tempo, i carichi di lavoro aumentati. Le trasferte sono continue e spesso imposte e i trasferimenti usati in modo indiscriminato. I lavoratori vengono trattati come un costo da comprimere e non come una risorsa da valorizzare”. Denuncia che a nostro parere ricade semmai nel perimetro delle pertinente e responsabilità della vecchia proprietà.
Nell’intervista Mastrolia parla anche di nuovi investimenti, facendo l’esempio degli 8 milioni spesi su di un singolo punto vendita, e di 350 nuove assunzioni, di cui 250 nel novarese. Parla delle operazioni fatte sul pricing per contrastare l’inflazione. Dice che Torino è strategica, come tutto il Piemonte, che è una regione prioritaria, come la Lombardia, e annuncia l’internalizzazione della piattaforma logistica di Cameri. Ma i sindacati chiedono altro. Marilena Rocco di Fisascat Cisl Torino-Canavese dichiara: “Vogliamo un piano industriale scritto e trasparente che dica con chiarezza cosa diventerà la rete, quali negozi verranno ristrutturati e quando, e quali saranno le condizioni di lavoro nei prossimi anni. Chiediamo un confronto diretto, in presenza e non mediato dai giornali. Le belle parole e le promesse non bastano più”.