Milano – Nel 2018 in Italia c’erano 666.479 negozi al dettaglio. Il numero nel 2025 si riduce a 570.313. Il numero si trova nel Rapporto sul commercio dell’Ufficio Studi Confcommercio, realizzato con il Centro Studi Tagliacarne, presentato ieri a Roma. Si registra un calo del 14,4% del numero di negozi, ma il fatturato complessivo del settore è cresciuto nello stesso periodo del 25,7%, da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, come riporta il Sole 24 Ore.
Gli ambulanti perdono il 27,3% dei punti vendita, e anche i piccoli negozi alimentari registrano un forte calo: -17,9%. Anche gli esercizi specializzati nel loro complesso arretrano del 14,3%. Fanno eccezione le farmacie, che crescono del 4,2%.
Il vero traino del fatturato arriva dai discount alimentari: i punti vendita aumentano del 7,4%, gli addetti del 51,2% e il fatturato segna +101,1%. Cresce anche l’aggregato e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici: +13,6% le unità locali, +41,9% il fatturato.
Sul fronte occupazionale, il calo dei negozi non si traduce in una perdita importante di posti di lavoro: gli addetti scendono dell’1,8%. Il numero medio di addetti per negozio sale da 2,9 a 3,3, segno che chi resta sul mercato tende a strutturarsi su scale più grandi.
Il fatturato per addetto cresce del 27,9%, da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Segnali opposti dagli ipermercati: se il fatturato per addetto aumenta (+4,4%), quello generale cala dell’8,4% e la dimensione media dei punti vendita scende del 13,6%.
Il Sud mantiene una densità commerciale superiore al resto del Paese (dati aggiornati al 2023): 12,1 negozi ogni mille abitanti contro 8,8-8,9 di Nord-est e Nord-ovest. Una capillarità legata alle minori opportunità di lavoro dipendente, che spingono verso l’autoimprenditorialità, al funzionamento degli incentivi e alla crescita del turismo. È l’unica macroarea in cui gli addetti crescono sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.
I cambiamenti nel commercio, secondo il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, “richiedono anche un mercato in cui tutti rispettino le stesse regole. Illegalità, abusivismo e contraffazione continuano a sottrarre enormi risorse all’economia legale. Nel 2025, questi fenomeni criminali hanno arrecato al commercio e ai pubblici esercizi un danno di oltre 41 miliardi di euro, mettendo a rischio più di 284 mila posti di lavoro regolari”.