Roma – Tra il 2020 e il 2023 il Piano Transizione 4.0 ha generato circa 35 miliardi di euro di crediti d’imposta, “confermandosi uno dei principali strumenti di politica industriale per sostenere digitalizzazione e innovazione del sistema produttivo italiano”. A evidenziarlo è il Rapporto finale elaborato dal Comitato scientifico composto da Mef, Mimit e Banca d’Italia.
Come scrive Il Sole 24 Ore, il cuore delle agevolazioni ha riguardato i beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati, i cosiddetti beni materiali 4.0, che hanno assorbito circa 27 miliardi di euro, pari all’80% del totale. Le restanti risorse sono state destinate a formazione, ricerca e sviluppo, innovazione e beni immateriali.
Le vere protagoniste del piano sono state le Pmi, che hanno intercettato oltre il 60% delle agevolazioni complessive. Solo le piccole e medie imprese hanno assorbito il 62,1% dei bonus fiscali, con oltre 80mila investimenti attivati grazie a 13,5 miliardi di euro di crediti d’imposta. Secondo il rapporto, proprio le realtà di dimensioni minori hanno registrato gli impatti più rilevanti: aumento del tasso di investimento, crescita della produttività e, nel caso delle microimprese, anche un incremento dell’occupazione.
Dal punto di vista settoriale domina la manifattura, che ha raccolto il 62% delle risorse disponibili finanziando oltre 65mila interventi. Sul fronte territoriale emerge invece il forte divario tra Nord e Sud: circa il 70% dei crediti d’imposta, pari a 14,7 miliardi di euro, è stato utilizzato da imprese del Nord, contro 4 miliardi nel Mezzogiorno e 3 miliardi nel Centro Italia.