Roma – Il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, commenta al Sole 24 Ore il via libera all’intesa tra l’Unione europea e i quattro Paesi dell’America Latina dei giorni scorsi. L’intesa “ha, per un Paese export oriented come l’Italia, una enorme valenza economica e politica. Per settori come l’agroalimentare, poi, finora limitati da dazi e tariffe doganali a un ruolo marginale su quei mercati le prospettive sono davvero importanti. Noi stimiamo un raddoppio dell’attuale fatturato in quell’area che dagli attuali 400 milioni di euro potrebbe rapidamente arrivare a 800 milioni”.
“I recenti sviluppi geopolitici”, aggiunge Mascarino, “hanno mostrato come i Paesi del Sudamerica siano influenzati da grandi potenze come Cina e Russia. L’Italia e l’Europa non potevano restare spettatrici rinunciando a un mercato da 300 milioni di consumatori. Parliamo di un’area destinata a essere protagonista dello sviluppo dei prossimi decenni”.
Attualmente le vendite nei paesi Mercosur coprono meno dell’1% dell’export alimentare made in Italy e sono concentrate all’84% in Brasile. I settori più favoriti, secondo il presidente di Federalimentare, sono “tutti i nostri settori chiave: dal dolciario al vino, dagli oli e grassi alle conserve vegetali. Senza dimenticare i formaggi e i salumi che attualmente hanno una presenza marginale, molto inferiore alle loro potenzialità e che con l’accordo potrebbero spiccare il volo”.
A livello di scenario “gli Usa restano, dopo la Germania, il nostro primo paese per export, quindi, per noi è fondamentale mantenere vivo, aperto e attrattivo il canale commerciale americano ma è anche importante diversificare entrando in altri mercati. Per questo, dopo l’accordo Ue-Mercosur guardiamo ad altre aree commerciali di interesse strategico, verso le quali favorire accordi di libero scambio. E in prima fila ci sono il Giappone e i Paesi del Golfo Arabo”.
Sul fronte delle materie prime, “per quanto riguarda il valore delle importazioni di cacao e caffè un mercato libero aperto come quello del Mercosur dovrebbe attenuare i picchi di costo dei nostri approvvigionamenti, riducendo i disagi e rendendo i costi delle materie prime meno proibitivi e più accessibili per l’industria di trasformazione italiana”, conclude Mascarino.