Roma – Prima della presentazione di Vinitaly abbiamo incontrato il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.
Che ruolo riveste il Vinitaly di quest’anno?
Penso che questo Vinitaly sia forse fra i più importanti degli ultimi decenni. Dobbiamo favorire il posizionamento dei nostri prodotti sui mercati internazionali, avendo una visione di carattere strategico anche nel medio-lungo periodo, per costruire rapporti con quelli che possono essere mercati emergenti oltre a quelli che abbiamo già consolidato e soprattutto per continuare un dialogo a livello europeo. Perché mai come ora abbiamo bisogno di Europa rispetto a quelle che possono essere scelte che riguardano anche un sostegno sui settori produttivi, e che non devono essere diversificate per Stati, come invece sembra emergere dalle intenzioni della Commissione UE.
Cosa occorre chiedere alla politica europea per contrastare la fase di difficoltà determinata dalla crisi del Golfo?
Io penso che l’Europa debba avere “il coraggio di scommettere”, facendo crescere tutti i Paesi nello stesso modo e guardando anche alle sfide future. Una su tutte, ad esempio, riguarda il settore dei fertilizzanti, dove noi, avendo delocalizzato in altre parti del mondo tutta la produzione, e pensando di acquistare dove costava meno, ci accorgiamo della fragilità prodotta da quella scelta.
Cosa possiamo fare per uscire da questa fragilità strutturale?
Ci dobbiamo riappropriare anche di ciò che avevamo perso, investendo in modo sfidante anche su sistemi come il digestato, che è un prodotto assolutamente di carattere naturale. Per farlo dobbiamo semplificare in termini di burocrazia, perché il rischio nel caso del digestato è che ne continuiamo a parlare da anni, ma oggi per le nostre imprese non è ancora possibile utilizzarlo a pieno come sta avvenendo in altri Paesi.