Eurospin non è la Gdo

2026-04-10T09:52:54+02:0010 Aprile 2026 - 09:52|Categorie: Editoriali del direttore, Retail|Tag: , , |

Della telenovela di Eurospin e del 3% sappiamo tutto o quasi. Riassumo per chi si fosse ‘messo in ascolto’ solo oggi. La lettera della catena è del 20 marzo e si rivolge a tutti i fornitori. L’oggetto è chiaro: “Impatto del conflitto Usa-Iran sui costi di trasporto”. Inizia con l’osservazione che la guerra in Medio Oriente sta avendo effetti diretti sulle tariffe di trasporto e sulla disponibilità dei mezzi, con un aumento generalizzato dei costi di logistica. Non volendo intervenire sui prezzi di vendita ai consumatori, Eurospin chiede ai fornitori un “concreto intervento di revisione delle condizioni economiche, finalizzato a contenere l’erosione della marginalità e a sostenere l’obiettivo condiviso di stabilizzare le performance di vendita, già messe sotto pressione dall’andamento non brillante del primo trimestre 2026”.

Ma cosa significa tutto questo? La lettera lo spiega in un passaggio successivo: “Considerato che la componente gasolio incide mediamente per circa il 30% sul costo totale del trasporto e che nell’ultimo mese il prezzo del gasolio ha registrato un incremento superiore all’8%, chiediamo pertanto un contributo economico pari ad almeno il 3% sui costi applicati”. La data di decorrenza del nuovo listino viene fissata lunedì 23 marzo. Unici fra la stampa specializzata, pubblichiamo la notizia non senza aver aggiunto un commento. Il D.Lgs 198/21 infatti vieta modifiche unilaterali retroattive o imposte senza accordo su elementi essenziali (prezzo, condizioni di fornitura). L’art. 4, comma 1, lett. c) vieta espressamente “le modifiche unilaterali, da parte dell’acquirente, delle condizioni di un contratto di cessione relative alla frequenza, al metodo, al luogo, al calendario o al volume della fornitura o alla consegna dei prodotti agricoli e alimentari, nonché agli standard qualitativi, ai termini di pagamento o ai prezzi”.

Nella lettera di Eurospin si parla di una rinegoziazione immediata e di una firma “per accettazione” che potrebbe lasciar intendere una imposizione di fatto. Inoltre l’art. 4, comma 2, lett. a) vieta i pagamenti che non corrispondono a una prestazione effettiva del distributore. Il contributo del 3% servirebbe a coprire costi interni di logistica/trasporto che però non sarebbero collegati a un servizio reso al fornitore.

A questo punto, logico chiedersi se il contenuto della lettera sia da considerarsi o meno una pratica sleale. Su questo si pronuncerà il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari – Icqrf – del Ministero dell’Agricoltura, con una istruttoria che sarà portata avanti dagli ispettori di Icqrf Nord Est, con sede a Susegana, in provincia di Treviso.

Ma come l’hanno presa quelli di Federdistribuzione? Non bene. Bocche cucite in pubblico, naturalmente. Ma in privato il giudizio sull’iniziativa è negativo. “Hanno fatto una stupidaggine con due zeta”, sottolinea un autorevole rappresentante della categoria che non vuole apparire. La catena poi è recidiva. Nessuno dimentica le sue aste a doppio ribasso. Anche allora la distribuzione si era schierata contro. Il punto di svolta arrivò successivamente con il recepimento della direttiva europea sulle pratiche commerciali sleali (Direttiva UE 2019/633), attuato in Italia con il D.Lgs. 198/2021. Questa normativa introdusse un principio chiaro: sono vietate tutte quelle pratiche che creano uno squilibrio eccessivo nei rapporti tra acquirenti forti (come la grande distribuzione) e i fornitori. Storia passata.

Ma cosa lamentano oggi molti distributori? Semplice, la questione reputazionale sulla categoria. In effetti, la sortita Eurospiniana ha dato fiato alle trombe di chi accusa la Distribuzione moderna di essere la causa di tutti i mali. Dal costo del pomodoro, tanto per fare un esempio, che lievita dal campo al supermercato, ai rincari sulle uova e sul cioccolato. La realtà è molto più complessa. Ne sanno qualcosa i discount. I dati li ha forniti VéGé nel corso di una conferenza stampa organizzata per l’inaugurazione della nuova sede milanese ristrutturata (molto bella, da vedere). Ebbene, i trend a parità sul mese di febbraio (Rank sul progressivo) vedono ben sei discount in territorio negativo. Con perdite che vanno dallo 0,1,% sia sul progressivo febbraio 2026 sia sul mese, all’11,7%. È finita un’epoca? Aspetterei a dirlo. Ma se perdono quelle catene che fanno della convenienza il loro valore forte, vuol dire che gli altri si sono dati una mossa. E, con forti promozioni soprattutto nei primi giorni del mese, stanno recuperando terreno.

Definire dunque la Gdo come brutta, sporca e cattiva è una forzatura evidente. Ognuno fa il suo gioco. Fare di tutt’erba un fascio è sbagliato. C’è chi, di fronte ad aumenti considerevoli della materia prima, ha recepito, obtorto collo, aumenti di listino, chi li ha rimandati, chi li ha negati. Il panorama è vasto e articolato. Di conseguenza meglio evitare giudizi sommari. Stiamo sul dato di realtà. E lavoriamo tutti nella direzione di aiutare il consumatore. Oggi più che mai strattonato da aumenti che non dipendono certo dalla Distribuzione Moderna (leggi energia). Se poi lor signori facessero un pensierino sul mark up di certi prodotti, leggi ad esempio i freschi e freschissimi, sarebbe anche meglio. Molto meglio. Per tutti.

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