Ecco come il riso italiano rischia di finire in scacco

2026-04-29T10:00:06+02:0029 Aprile 2026 - 10:00|Categorie: Grocery, in evidenza|Tag: , , |

Il sistema di Preferenze Tariffarie Generalizzate fissa la soglia di salvaguardia al 45%, consentendo così ai Paesi più poveri del Sud-Est Asiatico di continuare a inondare il mercato europeo di prodotto a basso costo.

di Andrea Dusio

Come nasce il provvedimento del Parlamento Europeo che rischia di mettere in scacco le nostre colture di riso? Si tratta di un nuovo regolamento, che va a riformare il sistema di Preferenze tariffarie generalizzate (SPG), lo strumento che consente ai Paesi in via di sviluppo di esportare nell’Ue a dazi ridotti o, in qualche caso, nulli. Il testo, passato con 459 voti favorevoli, introduce molte novità sostanziali sul fronte della sostenibilità e dei diritti umani, ma è la gestione del comparto risicolo a finire sotto la lente d’ingrandimento della filiera italiana.

Il nuovo regolamento prevede infatti l’attivazione automatica di misure di salvaguardia qualora le importazioni di riso da un singolo Paese beneficiario superino una soglia fissata al 45%. Il governo italiano proponeva di abbassare tale soglia al 20%. Il meccanismo avrebbe l’ambizione di stabilizzare un mercato sottoposto ai flussi massicci provenienti dal Sud-est asiatico. Superata una determinata soglia, che viene calcolata sulla media delle importazioni degli ultimi dieci anni, scatterà il ripristino immediato dei dazi della “nazione più favorita” e l’imposizione di contingenti tariffari per l’anno successivo. Per il 2027, le soglie critiche sono già state fissate: 216.047 tonnellate per la Cambogia e 171.862 per il Myanmar.

L’automatismo rappresenta un piccolo passo avanti rispetto alla discrezionalità del passato, ma il comparto agricolo italiano ne esce estremamente penalizzato. Le organizzazioni di categoria (Confagricoltura, Coldiretti, Cia) non a caso hanno espresso una profonda delusione. La soglia del 45% è troppo elevata: il timore è che tale limite consenta comunque un afflusso di prodotto a basso costo capace di deprimere i prezzi alla produzione europei ben prima che scatti il “blocco”.

Bernd Lange, presidente della commissione per il Commercio internazionale e relatore del provvedimento, ha difeso il nuovo regolamento: “Si tratta di una buona notizia per oltre 2 miliardi di persone in più di 60 paesi, che beneficeranno per altri 10 anni delle preferenze tariffarie ridotte o nulle concesse unilateralmente dall’UE. L’accordo invia un messaggio chiaro: in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, nazionalismo e protezionismo, l’UE resta un partner affidabile e duraturo”.

Di tutt’altra opinione Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, che spiega: “La decisione del Parlamento europeo di mantenere al 45% la soglia per l’attivazione delle clausole di salvaguardia sulle importazioni di riso non ci trova concordi, è un settore che subisce la concorrenza di Paesi terzi che non rispettano i nostri stessi standard ambientali, i nostri standard sul rispetto dei diritti dei lavoratori. Il loro prezzo competitivo non deriva da eccezionali capacità imprenditoriali o dall’elevata qualità, ma dal loro modo di operare con pochissime regole.
È una scelta che non tutela adeguatamente un’eccellenza, un comparto strategico per l’agricoltura come è quello della risicoltura italiana. Dispiace oltretutto constatare che anche europarlamentari italiani abbiano votato contro la proposta di abbassare la soglia di attivazione per le clausole . Da parte nostra continuerà in tutte le sedi europee il lavoro per difendere la filiera del riso italiano”.

Sotto accusa anche la reciprocità: mentre ai produttori europei sono imposti standard rigidissimi su ambiente e fitofarmaci (si pensi al bando del Triciclazolo), il nuovo SPG, pur aggiungendo convenzioni come l’Accordo di Parigi tra i requisiti, non sembra ancora garantire un reale level playing field. Per la filiera del riso Made in Italy, che detiene il primato produttivo in Ue, la sfida resta aperta: la difesa del reddito dei risicoltori passerà ora giocoforza per il monitoraggio serrato di Bruxelles su queste nuove soglie.

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