Milano – Tra il 20 febbraio e il 20 marzo, le spedizioni di pistacchi con guscio dall’Iran, secondo esportatore mondiale, si sono attestate a 9mila tonnellate, registrando un calo del 55% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. I dati, pubblicati nell’ultimo Monthly Report (aggiornato al 26 aprile) dell’Iran Pistachio Association, evidenziano come, a seguito dello scoppio della guerra in Iran il 28 febbraio, le spedizioni dal porto di Bandar Abbas siano state progressivamente limitate fino a interrompersi a metà marzo, a causa del crollo del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Le spedizioni via camion, soprattutto attraverso la Turchia, sono proseguite, seppur con tempi di attesa superiori di 7-10 giorni rispetto ai livelli prebellici. Da inizio anno (settembre 2025 – febbraio 2026) sono state esportate complessivamente 102mila tonnellate, in calo del 30% su base annua.
Come sottolinea a Il Sole 24 Ore Giovanni Calvini, ceo di Madi Ventura, al momento il prodotto è disponibile e ha già subito rincari del 15%, ma le prospettive restano poco favorevoli. L’assenza del prodotto iraniano sta infatti spostando la domanda verso la California, primo player globale, dove però si prevede un raccolto ridotto. Il fenomeno è aggravato dalla crescita degli acquisti da parte di nuovi mercati, come i Paesi dell’Estremo Oriente, che faticano ad approvvigionarsi dall’Iran.
Le prospettive restano quindi incerte. L’impatto potrebbe estendersi anche all’industria dolciaria italiana: la combinazione tra domanda in crescita e minore disponibilità rischia infatti di generare ulteriori pressioni sui prezzi lungo tutta la filiera.