Milano – La crescente pressione promozionale sulla pasta in Gdo sta alimentando un acceso confronto all’interno della filiera agroalimentare italiana. Secondo Filiera Italia, quasi la metà della pasta venduta nei supermercati viene acquistata in promozione, con sconti medi del 30%. Una dinamica che, se da un lato sostiene i consumi in una fase di inflazione ancora elevata, dall’altro rischia di comprimere i margini lungo tutta la catena produttiva. L’organizzazione guidata da Luigi Scordamaglia denuncia una vera e propria spirale di dumping sui prezzi, attribuendo alle grandi centrali di acquisto della distribuzione l’utilizzo della pasta come prodotto-civetta per attrarre clienti, svalorizzando però il prodotto e favorendo fenomeni di dumping sui prezzi. Da qui la richiesta di rafforzare le norme contro il ‘predatory pricing’, estendendo a livello europeo le tutele già previste in Italia contro le pratiche commerciali sleali.
Di diverso avviso Unione Italiana Food. L’associazione che rappresenta l’industria alimentare ritiene che il problema non siano le promozioni in sé, purché rispettino la normativa vigente. Il direttore generale Mario Piccialuti ricorda che il sottocosto è regolamentato da specifiche disposizioni e sottolinea come offrire prodotti di qualità a prezzi accessibili abbia anche una funzione sociale, soprattutto in una fase di riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. Secondo l’associazione, il vero nodo resta l’aumento dei costi di energia, trasporti, imballaggi e materie prime, che continua a pesare sui bilanci delle aziende.
Le due organizzazioni convergono però sulla necessità di rafforzare i contratti di filiera, considerati uno strumento utile per garantire trasparenza, qualità e una più equa distribuzione del valore. Sul tema, Coop ed Esselunga, interpellate da Repubblica per commentare il fenomeno, hanno preferito non rilasciare dichiarazioni.
(ED)