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Francia / Il Senato chiede all’Ue di intervenire sulle pratiche sleali (2). La reazione della Gdo

2026-06-10T11:42:47+02:0010 Giugno 2026 - 11:35|Categorie: in evidenza, Retail|Tag: , , |

Parigi (Francia) – La reazione dei rappresentanti della Gdo alle dure conclusioni della commissione d’inchiesta del Senato francese (leggi qui) non si è fatta attendere. I distributori alimentari hanno risposto con forte indignazione alle tesi che li accusano di abusare del proprio potere contrattuale e di applicare rincari ingiustificati sui prezzi al dettaglio.

La Fédération du commerce et de la distribution (Fcd), l’organismo che rappresenta i principali retailer transalpini, ha preso ufficialmente posizione respingendo con forza il dossier parlamentare di 402 pagine. In una nota ufficiale firmata dalla Federazione, la Gdo contesta l’impianto metodologico della relazione, definendo le conclusioni dei senatori ricche di “approssimazioni problematiche” e prive di un reale fondamento economico sulle dinamiche dei margini operativi.

I rappresentanti del retail difendono la legittimità e la trasparenza delle centrali d’acquisto transnazionali. Secondo la Gdo, queste strutture non nascono per eludere le normative nazionali o per esercitare pressioni indebite sui fornitori, bensì per fare efficienza di scala in un mercato unico europeo. I distributori ribadiscono che la concentrazione dei volumi d’acquisto resta uno strumento indispensabile per negoziare a condizioni paritetiche con i colossi multinazionali del largo consumo (Fmcg), i quali, a loro volta, detengono quote di mercato globali massicce.

Dal punto di vista dei prezzi, la Gdo respinge l’accusa di aver “triplicato” i rincari rispetto ai listini industriali (19% al consumo contro il 6-7% alla produzione). I retailer sottolineano che i prezzi finali sullo scaffale incorporano una serie di costi fissi e variabili – come la logistica interna, i costi energetici dei punti vendita e gli adeguamenti salariali del personale – che non possono essere ridotti alla sola materia prima negoziata con i fornitori. Per la distribuzione, la forte pressione promozionale e le cosiddette “guerre dei prezzi” non sono specchietti per le allodole, ma risposte concrete e necessarie per tutelare il potere d’acquisto reale dei consumatori in un contesto macroeconomico complesso.

Le aziende della Gdo manifestano quindi una netta contrarietà all’ipotesi di un inasprimento della Direttiva Ue sulle pratiche commerciali sleali (UTPD). Secondo i retailer, un’estensione indiscriminata della norma che vada a colpire tutte le alleanze centralizzate, eliminando l’attuale soglia dei 350 milioni di euro, rischierebbe di burocratizzare eccessivamente le trattative commerciali, riducendo l’efficienza della catena distributiva a scapito del consumatore finale.

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