Usa / Alimenti ultra-processati: respinta la causa presentata da un giovane contro 11 big dell’alimentare

2026-07-08T17:05:59+02:008 Luglio 2026 - 17:02|Categorie: in evidenza, Mercato|

Philadelphia (Usa) – La giudice federale statunitense Mia Roberts Perez ha respinto la causa presentata da Bryce Martinez, un giovane di Philadelphia che ha chiamato in causa 11 grandi aziende alimentari accusandole di aver contribuito allo sviluppo del suo diabete di tipo 2 e della steatosi epatica non alcolica attraverso il consumo di alimenti ultra-processati (UPF).

La causa coinvolgeva alcuni dei principali gruppi del settore alimentare e delle bevande negli Stati Uniti, tra cui Kraft Heinz, Mondelez International, Coca-Cola, PepsiCo, General Mills, Nestlé Usa, Mars, Conagra Brands, Kellanova e WK Kellogg. Secondo Martinez, le aziende avrebbero prodotto alimenti potenzialmente dannosi senza informare adeguatamente i consumatori sui possibili rischi legati al consumo frequente di prodotti ultra-processati. Il giovane, oggi ventenne, avrebbe consumato regolarmente 179 prodotti riconducibili ai marchi coinvolti tra il 2009 e il 2021. Tra questi: formaggi fusi, salumi, bevande zuccherate e altri alimenti industriali. A 16 anni gli sono state diagnosticate due patologie tradizionalmente più frequenti negli adulti: diabete di tipo 2 e steatosi epatica non alcolica.

La giudice federale ha però stabilito che la denuncia non forniva elementi sufficienti per dimostrare un rapporto diretto tra i singoli prodotti consumati e le condizioni di salute di Martinez. Secondo il tribunale, il fatto che negli ultimi decenni sia aumentato contemporaneamente il consumo di alimenti ultra-processati e il numero di casi di diabete e steatosi nei giovani rappresenta una correlazione, ma non una prova di responsabilità legale.

La sentenza ha sottolineato che non è possibile attribuire la responsabilità a un’intera industria senza dimostrare quale azienda e quale prodotto abbiano causato il danno contestato. La corte ha inoltre evidenziato che, negli Stati Uniti, gli alimenti ultra-processati non sono attualmente riconosciuti come una categoria specifica dal punto di vista normativo e sono sottoposti agli stessi requisiti degli altri prodotti alimentari.

La decisione è stata accolta positivamente dalla Consumer Brands Association, secondo cui le accuse contro le aziende coinvolte erano prive di fondamento e i prodotti alimentari commercializzati rispettano gli standard di sicurezza stabiliti dalle autorità competenti.

Il caso, però, non chiude il dibattito sugli alimenti ultra-processati. Il tema resta al centro dell’attenzione negli Stati Uniti, dove le autorità stanno lavorando a una definizione condivisa di UPF e dove sono già state avviate altre azioni legali contro alcune delle stesse aziende, con accuse simili legate agli effetti sulla salute pubblica.

(ED)

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