Azienda Uggiano: “La nostra ricetta vincente”

2021-03-26T10:36:00+02:0026 Marzo 2021 - 10:36|Categorie: Le aziende si raccontano|Tag: , , |

Il potenziamento dell’e-commerce e il posizionamento dell’offerta in Gdo guidano la crescita della cantina toscana. Da oltre 50 anni punto di riferimento in Italia e nel mondo per gli estimatori del Chianti. Intervista al direttore commerciale ed export, Giacomo Fossati.

Cresce il fatturato, aumenta la produzione, esplodono il business con l’estero e la presenza sulle maggiori piattaforme di e-commerce. È un bilancio positivo quello che Azienda Uggiano traccia a cinque anni di distanza dall’insediamento, nel 2015, della nuova proprietà rappresentata da Giacomo Fossati, Fabio Martelli e Daniele Prosperi. Tre soci che hanno raccolto l’eredità del fondatore, Giuseppe Losapio, per portare la cantina verso nuovi, ambiziosi obiettivi. Dalla sede di San Vincenzo a Torri, nel cuore verde della Toscana, Azienda Uggiano ha superato brillantemente le difficoltà del 2020. E guarda al futuro con una buona dose di “cauto ottimismo”. Ne abbiamo parlato con uno dei soci, nonché direttore export e commerciale, Giacomo Fossati.

Il 2020 chiude in positivo per Azienda Uggiano. Qual è il segreto di questo successo?

Il segreto è in realtà un elemento che da sempre contraddistingue Uggiano, ovvero la multicanalità. Un parola di cui oggi tutti si riempiono la bocca, ma che per noi è una mission sin da tempi non sospetti. Grazie all’ampiezza della gamma e al sempre ottimo rapporto qualità/prezzo dei nostri prodotti, riusciamo infatti a fornire sia il canale Horeca sia la Gdo con linee di prodotto dedicate. Senza tralasciare l’e-commerce, che ha vissuto un vero e proprio boom.

Quanto è cresciuto questo canale?

Del 500% in un anno. Portando l’incidenza sul fatturato dall’1 al 3%. Parliamo di volumi contenuti, ma con un potenziale di crescita enorme. Già da anni investiamo nell’e-commerce e nel 2020 lo abbiamo fatto ancora di più, puntando su piattaforme esterne come Tannico, Callmewine, Vino75 o Xtrawine. Tutto questo ha dato i suoi frutti. E sono convinto che una buona parte di chi ha comprato online per la prima volta nel 2020 lo farà anche nel 2021. Le logiche di vendita e di consumo stanno cambiando.

Per quando riguarda gli altri canali?

La Grande distribuzione ha oggi un’incidenza sul fatturato di circa il 60%. Tolto il 3% dell’e-commerce, il rimanente 37% si realizza nel canale Horeca. Se parliamo invece di export, realizziamo oggi il 60% del nostro volume d’affari sui mercati internazionali. E nel 2020, nonostante tutto, siamo riusciti a entrare anche in nuovi Paesi. Quindi una doppia soddisfazione. Credo infatti che, per chi è pronto a recepirle, le opportunità ci siano. Questo ci ha portato ad aumentare la presenza all’estero in modo significativo.

Tornando all’Italia e in particolare alla distribuzione moderna. Qual è il vostro prodotto di punta per il canale?

Il Chianti Colli Fiorentini Docg è senza dubbio il prodotto più performante per noi in Gdo. I Colli Fiorentini sono una sottozona del Chianti che si trova a cavallo con il Chianti Classico e che è particolarmente vocata alla produzioni di vini di alta qualità. Con questa etichetta riusciamo ad offrire ai consumatori un prodotto simile al Chianti Classico, per livello qualitativo, pur mantenendo un posizionamento di prezzo più abbordabile. D’altronde oggi i buyer della Gdo sono alla ricerca di prodotti premium in grado valorizzare il loro assortimento. Ne è una dimostrazione l’inserimento, in sei o sette insegne, dei nostri Super Tuscan. Primo fra tutti il Merlot di Toscana Igt ‘Petraia’. Vini di alta gamma, che tuttavia mantengono un ottimo rapporto qualità prezzo. Una buona soluzione sia per il consumatore, che ha accesso a vini di alta qualità, sia per la catena, che riesce così a premiumizzare l’offerta.

Fin qui il 2020 sembra aver prodotto solo risultati positivi. Quali sono state le problematiche?

Senza dubbio la totale chiusura del canale Horeca ha comportato una contrazione del fatturato. Colmata però, come spiegato, dalla crescita in altri canali. Il vero grosso limite di questo periodo è l’impossibilità di incontrare i clienti. In particolare, ci sarebbe piaciuto presentare, in occasione di fiere ed eventi, la nostra nuova realtà: Tenuta Aquilaia. 40 ettari, di cui 15 vitati, nel cuore più antico e autentico della Maremma che abbiamo acquistato nel 2019. E dove si creano vini di nicchia riservati al canale Horeca. I feedback ricevuti fin ora sono tuttavia molto lusinghieri e abbiamo stretto i primi accordi di distribuzione con piattaforme di e-commerce e distributori esteri. Speriamo di avere presto l’occasione di presentare al meglio questa nuova realtà. D’altro canto, siamo stati costretti a ripensare anche al modo in cui siamo abituati a lavorare.

In che modo?

Prima della pandemia facevo migliaia di chilometri magari per incontrare anche un solo buyer. Adesso le stesse trattative le conduco in video conferenza. E funziona. All’inizio, sono sincero, questo aspetto mi preoccupava molto perché ero abituato a un contatto sempre diretto. Ma l’esperienza mi ha fatto ricredere: con i clienti consolidati non ci sono stati problemi e questa modalità permette anche di risparmiare tempo ed energie. L’unico limite si presenta con i clienti nuovi: ritengo infatti opportuno avere almeno un primo contatto diretto. E presto sarà di nuovo così. I ristoranti prima o poi riapriranno. E i turisti torneranno in Italia. Pertanto, siamo cautamente ottimisti!

Quali progetti avete per il futuro?

Abbiamo fatto un piano di investimenti per potenziare la produzione in ottica 4.0. Ossia tutte quelle tecnologie che consentono di comandare le macchine da remoto. Questo ci permetterà di potenziare e velocizzare la produzione ed essere più efficienti. A giugno inizieremo anche i lavori per il completamento della cantina di Tenuta Aquilaia. Siamo infatti rientrati in un progetto di sviluppo del Mise che ci permette di avere i finanziamenti per completare i lavori. Con la speranza di inaugurarla finalmente, e in grande stile, nel 2022.

In foto da sinistra: Giacomo Fossati, Fabio Martelli e Daniele Prosperi

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