Crisi dello stretto di Hormuz: noli container raddoppiati e rotte alternative congestionate

Milano – In Medio Oriente la situazione resta critica sul fronte della logistica industriale. A lanciare l’allarme – ripreso dal Sole 24 Ore – è Valentina Mellano, ceo della società di spedizioni Nord Ovest, secondo cui, mentre l’attenzione operativa è assorbita dal traffico petrolifero, sul cargo la paralisi continua: “il traffico cargo continua, di fatto, a essere bloccato: a oggi, nessun armatore ha ripreso a transitare nello Stretto”.

Il nodo riguarda anche i flussi diretti negli Emirati: “raggiungerli è estremamente difficile se non impossibile”. Nelle ultime settimane il sistema ha cercato sbocchi alternativi, ma “le principali rotte alternative risultano adesso congestionate o non più accessibili”. In particolare, i porti usati come valvole di sfogo nell’area del Golfo, “come Khor Fakkan o Sharjah, sono saturi e stanno generando un effetto imbuto che rallenta l’intera supply chain”.

A pesare sono anche i costi. Mellano segnala al Sole 24 Ore che “i noli complessivi su alcune tratte sono arrivati a raddoppiare, con incrementi fino a 2.500 dollari per container”, mentre il trasporto su strada e il carburante comprimono ulteriormente i margini. Un allarme condiviso da Guido Grimaldi, presidente di Alis, che sottolinea come le criticità nello Stretto di Hormuz “stanno determinando rincari nei noli marittimi, nei premi assicurativi e nei costi operativi, con un impatto che si estende a tutte le modalità di trasporto”.

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