Roma – Il ricorso alle tecnologie digitali all’interno delle aziende zootecniche è ancora limitato. Secondo quanto rilevato da Istat e pubblicato nel Report ‘La diffusione delle tecnologie nelle aziende agricole – anno 2020’ esiste un forte divario digitale. Basandosi sull’indice composito Desi (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società) – strumento utilizzato dalla Commissione Ue per monitorare la competitività digitale degli stati membri – l’Italia è infatti al 25° posto nella graduatoria europea. Nel settore zootecnico in particolare, che conta 458.534 aziende, un’azienda su tre è dotata di personal computer, di una connessione e di competenze digitali. Il 52,8% di queste aziende utilizza la banda larga: il 63,1% nel Nord-Ovest, il 61,4% nel Nord-Est, il 34,3% al Sud e nelle isole. Per monitorare e ottimizzare i processi di produzione sono disponibili varie tecniche di Precision Livestock Farming (Plf) che permettono di automatizzare diverse operazioni e ottenere una maggiore redditività, oltre a valorizzare il benessere animale e ridurre l’impatto ambientale. L’utilizzo di questi strumenti di precisione è più diffuso al Nord-ovest (52,1% contro una media nazionale del 38,5%) mentre la ripartizione centrale è quella in cui si registra la minore propensione (26,4%).
Digitalizzazione delle aziende zootecniche: secondo i dati Istat 2020 è ancora limitata
Margherita Luisetto2021-05-06T10:03:03+01:006 Maggio 2021 - 10:03|Categorie: Carni|Tag: digitalizzazione aziende zootecniche, istat|
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