Milano – L’intelligenza artificiale è già sinonimo di un aumento della produttività per metà delle imprese, ma al contempo è una tecnologia frenata da criticità organizzative e carenza di competenze adeguate. E’ quanto emerge dal terzo Rapporto annuale dell’Osservatorio permanente sull’adozione e l’integrazione dell’intelligenza artificiale, presentato oggi alla Camera da Aspen Institute Italia, in collaborazione con Intesa Sanpaolo.
La sintesi, come si legge sul Sole, è che si può considerare chiusa la sperimentazione e si apre “la fase della verifica, tra misurazione degli effetti reali e distinzione tra ciò che è entrato stabilmente nei processi e ciò che resta allo stadio di prova“.
Dall’analisi, condotta attraverso un questionario sottoposto a un campione di 34 aziende rappresentative di diversi settori, emerge che l’adozione di tecnologie AI è già ad un livello operativo nel 35% dei casi, mentre lo stadio pilota ed esplorativo riguardano il 29% e il 26% delle situazioni. Adozioni pienamente scalate si registrano solo tra il 9% delle aziende.
Il 56% delle imprese registra un aumento della produttività e il 32% un miglioramento delle capacità decisionali. Tuttavia, il 27%, segnala impatti ancora limitati.
Le barriere residue sono legate all’ambito organizzazione/competenze (56% delle risposte). Il principale elemento di ritardo riguarda la definizione di modelli di governance e responsabilità sull’AI, che vede già pronte solo metà delle imprese. Analoghe criticità si registrano nei processi di gestione del rischio e nelle azioni per la conformità normativa.
Per quanto riguarda il piano economico, “si registra un orientamento complessivamente positivo”. Il ritorno degli investimenti è percepito come medio-alto nel 94% dei casi, con un orizzonte temporale prevalente di uno-tre anni (62%). Restano elementi di incertezza “nella stima ex ante del Roi e nella valutazione dei costi indiretti legati a governance, formazione e change management”.
(FR)