Il vicepresidente del Senato ed ex ministro di Agricoltura e Turismo analizza con noi i punti chiave del comparto agrifood. Spiega qual è la sua visione sulla possibile convergenza dei due ministeri. Chiude su Vannacci: “Al momento del voto gli Italiani sapranno valutare chi può dare garanzie al Paese e chi no”.
Di Andrea Dusio
Gian Marco Centinaio è un politico di idee forti, nette, non necessariamente allineate. Diceva tutto fuori dai denti da ministro dell’Agricoltura e del Turismo. E ha continuato a farlo da vicepresidente del Senato, restando sempre in prima linea sulle questioni chiave del comparto agrifood.
La prima domanda riguarda l’emergenza climatica di queste ultime settimane. Cosa si può fare per mettere in sicurezza l’agricoltura e l’allevamento?
Prima di tutto, non parliamo più di emergenza. La siccità è ormai un fenomeno strutturale e dobbiamo contrastarla con interventi strutturali. Servono più invasi, bacini di accumulo, dissalatori, reti irrigue modernizzate, manutenzione delle dighe e sistemi di riuso delle acque reflue. L’anno scorso il ministro Salvini ha finanziato 75 opere per quasi un miliardo di euro, ma la messa a terra è ancora in gran parte ostacolata da procedure burocratiche e blocchi amministrativi.
Sull’accordo con il Mercosur, cosa va fatto perché non produca danni alle nostre filiere e non incida negativamente sugli standard di qualità e sicurezza della nostra alimentazione?
Una sola parola: reciprocità. Gli accordi commerciali con le altre parti del mondo sono essenziali, ma se la controparte non è tenuta a rispettare le stesse regole sanitarie, ambientali e sociali imposte ai nostri agricoltori, più che un accordo è un inganno. La Lega è stata al fianco delle associazioni di categoria che hanno chiesto che la reciprocità fosse inserita nel testo dell’intesa tra Ue e Mercosur. Lo abbiamo sostenuto al Parlamento europeo e lo sosterremo anche quando il dibattito arriverà nel Parlamento italiano.
Problematica dazi: Trump ci ha costretto a navigare a vista per mesi, mettendo in discussione quanto è stato costruito per promuovere il nostro export. Cosa possiamo fare per proteggerci nel lungo periodo?
I dazi non sono una novità, sono sempre esistiti. Certo, il mercato statunitense per noi è particolarmente importante e il balletto di cifre al quale ci ha costretto il presidente Trump ci ha sicuramente danneggiato. L’Europa, d’altra parte, non si è dimostrata all’altezza di trattare con Washington. Questo shock ci ha dato la sveglia per lavorare con più convinzione nella differenziazione dei mercati. Attenzione, però, a non farci abbindolare: come dicevo prima, la reciprocità delle regole è un principio che dobbiamo sempre mantenere, così come l’introduzione di soglie di salvaguardia adeguate.
Esistono oggi quattro ministeri – Masaf, Made in Italy, Turismo, Cultura – che spesso nelle attività s’intrecciano e sovrappongono. Sotto di lei, Agricoltura e Turismo erano stati accorpati. È una visione in cui crede ancora?
Non solo ci credo ancora, ma mentre nel 2018, quando chiesi di accorpare nel mio Ministero Agricoltura e Turismo, quasi mi prendevano per matto, adesso tutti parlano dell’importanza dell’integrazione tra questi due settori. È una bella soddisfazione per me. In questo caso, ogni ministero ha competenze ampie e diverse, non credo che accorpare tutto possa essere utile. Ma, per quanto riguarda il turismo, c’è una frammentazione di autorità e di centri decisionali che non aiuta.
Resta sul piatto la questione del contrasto all’Italian Sounding, nonostante i molti passi avanti che sono stati fatti. Cosa va fatto per eradicare il fenomeno?
Prima di tutto, bisogna lavorare sulla tracciabilità. I consumatori devono poter verificare con chiarezza l’origine dei prodotti e i passaggi della filiera, attraverso etichette chiare e appositi supporti digitali. Dobbiamo chiedere all’Europa di imporre clausole stringenti per la protezione dei prodotti made in Italy nei mercati extra-Ue con cui firmiamo i trattati. Ma, soprattutto, servono i controlli per verificare che quegli accordi vengano rispettati. In caso contrario, si deve arrivare alla sospensione delle intese, per sanzionare i Paesi che chiudono un occhio per favorire le loro imprese e penalizzare i nostri prodotti originali.
Tema Nutriscore. Lei è stato tra i fautori della battaglia che ha bloccato quel sistema di etichettatura. Vede in modelli alternativi, come il Nutrinform Battery, una via percorribile?
Tutto ciò che informa i consumatori in maniera sincera, semplice e completa è benvenuto. Il Nutriscore non faceva niente di tutto ciò ed è stato giusto accantonarlo. Il Nutrinform Battery può essere un’alternativa valida, perché mostra dati certi (energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale) e considera una porzione di prodotto, rispetto al consumo medio giornaliero consigliato. Nessuno strano algoritmo, nessuna valutazione ambigua. Ma, secondo me, bisogna anche valorizzare quello che c’è dietro il prodotto: alimenti ultra-processati non possono essere valutati come quelli freschi, semplici e poco trasformati.
Le faccio infine una domanda esclusivamente politica. Esiste da qualche mese questo nuovo soggetto politico, Futuro Nazionale. Può stare nella casa del Centrodestra e convivere con voi? Esiste un terreno comune sulle questioni agricole e del food?
I valori della Lega sono ben noti da oltre trent’anni e fanno riferimento alla libertà, all’autonomia e alla centralità dei territori, alla sicurezza dei cittadini. Ci collochiamo nel campo del centrodestra e siamo sempre stati orgogliosamente antifascisti e anticomunisti. Abbiamo un rapporto consolidato con i nostri alleati, che ci ha permesso anche in questa Legislatura di garantire agli elettori una stabilità politica e una chiarezza programmatica che a sinistra, ad esempio, non sono in grado di offrire. Soprattutto, abbiamo alle spalle decenni di esperienza amministrativa sul territorio e di impegno a livello nazionale. Urlare dall’esterno e promettere di tutto senza assumersi mai responsabilità è facile e può anche pompare i sondaggi, ma sono convinto che i cittadini al momento del voto sapranno valutare chi può dare garanzie al Paese e chi no. Sui temi agricoli, l’Italia si è mossa spesso in maniera unitaria, superando le divisioni partitiche. Ho avuto modo di verificarlo quando sono stato ministro e lo testimonia anche il fatto che questo governo di centrodestra ha promosso e sostiene la candidatura di Maurizio Martina alla guida della FAO. Chiunque voglia unirsi per difendere e aiutare i nostri agricoltori è il benvenuto.
L’intervista completa sarà pubblicata sui numeri di settembre