Milano – L’eventuale aumento dell’Iva nel 2020 porterebbe a un calo dell’1,6% della domanda nel Largo consumo confezionato, riportandola ai livelli del 2016. È quanto emerge dalle analisi di mercato di Iri, leader mondiale nella gestione di dati per il largo consumo, il retail e lo shopper. L’analista ha studiato come la crisi di governo in corso e l’eventuale aumento dell’Iva nel 2020 impatterebbero sul settore del largo consumo confezionato. Infatti, il vuoto dell’Esecutivo comporta il rischio concreto che scatti l’Esercizio provvisorio di bilancio. Ciò porterebbe, a partire dal 2020, all’applicazione delle aliquote Iva previste dalle Clausole di salvaguardia. L’Iva ridotta aumenterebbe da 10% a 13%, mentre quella ordinaria da 22% a 25,2% (e 26,5% nel 2021). Di conseguenza, il Lcc, che è sottoposto per il 76% all’Iva ordinaria e agevolata, vedrebbe l’aliquota media passare da 12% a 14,3%, con un incremento del gettito Iva di 1,2 miliardi di euro. La domanda di prodotti di largo consumo calerebbe dell’1,6% e, con l’inflazione a +2,3%, la crescita del comparto si fermerebbe a 0,6%.
Largo consumo confezionato: con aumento Iva nel 2020, volumi a -1,6%
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