Olivicoltura / 2. Salvagno (Redoro): “L’Italia produce troppo poco rispetto alla domanda nazionale”

2026-07-21T11:53:05+02:0021 Luglio 2026 - 11:53|Categorie: Grocery, in evidenza|

Grezzana (Vr) – Daniele Salvagno, presidente di Redoro Frantoi Veneti, tra i maggiori operatori italiani specializzati esclusivamente nell’olio extravergine di oliva italiano, interviene a proposito dell’allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani nel corso della Cabina di Regia sui controlli e del Tavolo olio, che si sono riuniti al Masaf la scorsa settimana.

“La crisi esiste e va affrontata”, spiega Salvagno, “ma sarebbe un errore interpretarla come il segnale che l’Italia produce troppo olio. La realtà è esattamente l’opposto: il nostro Paese continua a produrre meno olio di quanto il mercato nazionale richieda, tanto che ogni anno il fabbisogno viene colmato attraverso le importazioni. Per questo non possiamo permetterci di rallentare gli investimenti nella nostra olivicoltura”.

Secondo Salvagno, l’obiettivo deve essere quello di aumentare la capacità produttiva senza rinunciare all’identità dell’olivicoltura italiana. “La Spagna rappresenta un modello di grande efficienza produttiva, ma l’Italia deve seguire una strada propria. Dobbiamo migliorare la produttività delle nostre cultivar autoctone, investire nell’innovazione e nella meccanizzazione dove il territorio lo consente, ma soprattutto recuperare gli ulivi secolari e gli oliveti oggi abbandonati che punteggiano ogni angolo del nostro Paese”, aggiunge. “Non sono soltanto una risorsa agricola: rappresentano un patrimonio storico, monumentale, paesaggistico e culturale unico al mondo, che contribuisce all’identità dei nostri territori e al valore dell’olio italiano”.

“Le difficoltà di oggi”, conclude Salvagno, “devono diventare l’occasione per costruire l’olivicoltura italiana dei prossimi decenni. Più olio italiano, più innovazione, più ricerca sulle nostre varietà e più tutela degli ulivi secolari: è questa la strada per rendere il settore più competitivo senza perdere ciò che rende unico il nostro patrimonio olivicolo”.

(ET)

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