Roma – Dal 2023 a oggi in Italia i consumatori di prodotti a base vegetale sono aumentati del +10,6% e il 45,9% li porta in tavola due o tre volte al mese. Non si tratta solo di vegani o vegetariani: il 41,8% li sceglie per variare la dieta e il 18,6% per incrementare l’apporto di proteine vegetali. È quanto emerge da uno studio di AstraRicerche per il Gruppo ‘Prodotti a base vegetale’ di Unione italiana Food, l’associazione per rappresentanza diretta di categorie merceologiche alimentari. Il cambiamento delle abitudini alimentari è in linea con le indicazioni della comunità scientifica, che invita a privilegiare le proteine vegetali per ridurre il rischio di malattie croniche e cardiovascolari. Eppure, come riporta lo studio, solo un italiano su quattro consuma legumi più di quattro volte a settimana. Positiva la percezione delle referenze plant based: oltre il 73% le considera salutari e utili a una corretta nutrizione; il 66,2% apprezza la possibilità di sperimentare nuovi sapori; per il 64,6% del campione consentono di mangiare vegetali anche in stagioni in cui non sono freschi. Chi è più attento alla sostenibilità, invece, le sceglie perché sono fatti solo con ingredienti di origine vegetale (67,8%) e sono sostenibili (63,4%). Tra i prodotti preferiti: burger, polpette, salsicce e affettati (45,3%), poi bevande (34%) e yogurt vegetali (32,4%).
Sul fronte normativo, persiste il problema delle denominazioni: il Parlamento Ue ha recentemente approvato un emendamento volto a limitare l’uso di denominazioni impiegate per descrivere prodotti a base vegetale, in quanto ritenute tradizionalmente associate alla carne e potenzialmente idonei a generare equivoci o fraintendimenti. Secondo lo studio di AstraRicerche, però, l’89,7% degli italiani che acquistano questi prodotti dichiarano di essere consapevoli di cosa stanno consumando.