Assocaseari, il punto settimanale sul mercato: ancora in rialzo i prezzi della crema

Cremona – Emanuela Denti e Lorenzo Petrilli di Assocaseari fanno il punto sulle dinamiche del mercato lattiero caseario della scorsa settimana, caratterizzata ancora dal rialzo dei prezzi della crema, in parte inatteso, legato anche all’aumento delle esportazioni. Scarsa l’offerta di burro sul mercato. Stabili, invece, i prezzi del latte crudo. In Italia, scendono le quotazioni del grana padano e del parmigiano reggiano. Di seguito il commento integrale:

– Malgrado molti si aspettassero che, dopo Pasqua, i prezzi sarebbero calati, il mercato si prende gioco di loro e ormai direi di tutti, come al solito. Crema tornata quasi a livelli pre-natalizi tra 2,20 e 2,22 euro/Kg. Anche in Italia la domanda di crema sale per cui si fa fatica a trovare merce e quella che c’è viene pagata a prezzi forse superiori rispetto a quella estera. Latte crudo estero offerto come la scorsa settimana a livelli di 0,33 euro/lt e anche lo scremato sempre stabile tra 0,11 e 0,14 euro/lt a seconda dell’origine. Un altro dei motivi per cui i prezzi della crema sono così elevati è dato dall’aumento elle esportazioni, +13,7% feb 2017/feb 2016 e +17,4% gen-feb 17/gen-feb 16. In compenso, in febbraio 2017 c’è stato un calo dell’export di prodotti liquidi del 15,4% rispetto al febbraio 2016.

– A Kempten, visto che la settimana lavorativa è stata per loro di soli due giorni, hanno avuto la bontà d’animo di tenere il bollettino del burro invariato a 4,40 e 4,45 euro/Kg. In Olanda e in Francia le quotazioni sono aumentate rispettivamente di 0,03 e 0,04 euro, portando la quotazione olandese a 4,48 euro/Kg, la più alta oggi in Ue, e la francese a 4,44 euro/Kg. Non troppa offerta di burro e comunque a prezzi compresi tra 4,40 e 4,50 euro/Kg reso Nord Italia. Qualcuno ritiene che, visti i prezzi del latte in polvere ormai a livelli di intervento, e visti i prezzi della crema invece così elevati, i produttori preferiscano vendere direttamente la crema piuttosto che produrre burro e avere del latte in polvere da “regalare” all’intervento. Le esportazioni nel febbraio 2017 sono diminuite del 29% circa rispetto al febbraio 2016 e quelle di burro concentrato addirittura di oltre il 57%. I maggiori importatori sono gli Stati Uniti con il 18,1%, l’Arabia Saudita 7con il ,5% e la Cina con il 5,9%.

– Le consegne all’intervento del latte in polvere questa settimana sono state il doppio della settimana scorsa, 1.470 tons offerte in Germania, Lituania e Olanda. I bollettini, praticamente ai minimi, sono rimasti invariati in tutta Europa. C’è comunque ancora offerta di merce prodotta nel 2016. Riguardo la vendita di latte in polvere proveniente dagli stock pubblici dell’intervento, anche il 18 aprile non è stato venduto niente e quindi il quantitativo disponibile resta invariato alle famigerate e ormai vecchie 350mila tons. L’export è diminuito del 3,8% nel febbraio 2017 rispetto al febbraio 2016, ma visti i prezzi bassi in Europa sembra che possa riprendersi. Per l’Smp il più grosso importatore è l’Algeria con il 13,7%, seguita dalla Cina con il 10,9% e dall’Indonesia con il 10%. Il Wmp è l’unico che ha delle prestazioni positive con un aumento delle vendite delll’1,6% feb 17/feb 16 e addirittura un aumento del 10,9% nei primi due mesi di quest’anno rispetto a quelli dell’anno scorso. I maggiori clienti per il Wmp sono l’Algeria con il 18,9%, l’Oman con il 13,5% e la Cina con il 5,8%.
– Le quotazioni del siero in polvere sono rimaste invariate sui tre maggiori bollettini malgrado alcuni operatori si aspettassero degli aumenti. Diciamo anche che le quotazioni del siero per uso alimentare sono a livelli abbondantemente superiori ai 1.000 euro/tons partenza.

– In Europa, quotazioni medie dei formaggi stabili per il cheddar, a 3,24 euro/Kg e per l’edamer a 3,09 euro/Kg; in aumento i prezzi dell’emmentaler a 4,03 euro/Kg e in calo quelli del gouda a 3,12 euro/Kg. In Italia, in calo le quotazioni del grana padano a Milano, Cremona, Mantova e Brescia, di tutte le voci del parmigiano reggiano a Modena e Reggio Emilia e del parmigiano reggiano meno stagionato a Milano, a Mantova e Parma. L’export, nel febbraio 2017, è aumentato del 2,9%, circa 63mila tons, rispetto al febbraio 2016 e nei primi due mesi dell’anno è aumentato del 7,7% rispetto allo stesso periodo del 2016. I più grandi importatori di formaggio dalla Ue sono gli Stati Uniti, che ne importano il 15,9%, il Giappone con l’11,6% e la Corea del Sud, con il 7,1%, segue la Svizzera.