Crea e Unibo sequenziano il dna del grano duro: innovazioni nella filiera

Roma – Il Crea e l’università di Bologna hanno recentemente pubblicato uno studio sulla rivista Nature Genetics, presentato a inizio luglio all’evento ‘Oltre il genoma: quali opportunità per la filiera del frumento duro?’ organizzato da Cnr, Crea e università di Bologna. La ricerca dal titolo ‘Durum wheat genome highlights past domestication signatures and future improvement targets’, condotta dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e dall’università di Bologna, ha portato al sequenziamento completo dei 14 cromosomi del frumento duro Svevo. E ha fornito le conoscenze per comprendere il processo evolutivo, che ha portato dal farro selvatico al farro coltivato e al moderno frumento duro, al fine di meglio gestire la biodiversità. In questo modo è possibile identificare decine di migliaia di marcatori molecolari, sfruttabili per selezionare varietà migliorate e ottenere piante più resilienti alle avversità del clima. Ad esempio, identificando i geni che regolano la risposta della pianta alla siccità, si va a scegliere e privilegiare la varietà che meglio si adatta. Inoltre, lo studio ha permesso di identificare un gene che limita l’accumulo di cadmio – un metallo pesante presente nell’aria, nell’acqua e nel suolo – nei semi, migliorando dunque la qualità e salubrità della materia prima da cui si ottiene la pasta.

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