Parma – Il prosciutto di Parma ce l’ha fatta. L’obiettivo minimo, dal punto di vista della produzione, era di tornare a superare i 7 milioni di cosce avviate alla produzione. E l’obiettivo minimo è stato raggiunto.
Con un dicembre in grande spolvero (638.203 cosce, 82,472 più del 2024, +14,6%), e in generale con gli ultimi quattro mesi dell’anno a percentuali sempre positivi sull’anno precedente (+7% settembre, +10% ottobre, +8% novembre), il superamento di una quantità psicologicamente significativa è stata garantita.
Mancano ancora i dati di poche aziende che hanno riaperto il 5 gennaio, ma possiamo dire che almeno 7.103.193 cosce sono state avviate alla produzione nel corso del 2025. Sono 360.428 in più dell’anno scorso (+5,3%), quando la discesa sotto i 7 milioni aveva preoccupato la quasi totalità degli addetti ai lavori. Non necessariamente un’alta quantità di prosciutti disponibili si traduce in un segnale di salute per il mercato, ma francamente il minimo storico toccato nel 2024 (6.742.765) non poteva essere archiviato positivamente. Bene quindi la ripresa. Sicuramente una spinta importante è stata data dal recente calo del costo della materia prima (-5,6% dall’11 ottobre), e in generale da un prezzo medio annuo della coscia passato dai 6,089 euro/kg del 2024 ai 5,784 euro/kg di quest’anno. Comunque si apre un 2026 molto difficile per le aziende, chiamate a mantenere il più alto possibile la quotazione dei prosciutti al sell-in, per non svendere quelli – carissimi – introdotti nel 2024.