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Carni bovine di altura, verso un disciplinare SQNZ per vitellone e scottona

Roma – Il Ministero dell’Agricoltura della Sovranità alimentare e delle Foreste ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale la proposta di disciplinare ‘Vitellone e Scottona allevati in Altura’, nell’ambito del Sistema di Qualità Nazionale Zootecnia (SQNZ). L’iniziativa, presentata dalla Regione Campania, mira a valorizzare le produzioni bovine provenienti da aree collinari e montane, introducendo un marchio specifico per le carni ottenute oltre i 350 metri di altitudine.

L’obiettivo è rafforzare la riconoscibilità di un modello produttivo caratterizzato da condizioni più complesse, offrendo al tempo stesso maggiori garanzie in termini di origine, tracciabilità e metodo di allevamento. Il disciplinare si rivolge in particolare alla zootecnia estensiva da carne, riconoscendone anche il ruolo nella gestione e tutela del territorio. Tra i requisiti di accesso, è previsto che il centro aziendale sia situato sopra i 350 metri sul livello del mare e che i capi – appartenenti alla specie Bos taurus – siano macellati tra i 12 e i 24 mesi. Sul piano delle condizioni di allevamento, viene esclusa la stabulazione fissa: gli animali devono poter muoversi liberamente, con accesso a spazi adeguati e, ove possibile, al pascolo. Particolare attenzione è riservata all’alimentazione, che dovrà basarsi su foraggi, con almeno il 60% del fabbisogno proveniente da terreni aziendali e un minimo del 30% di fieno nella razione. Il disciplinare interviene anche sulle fasi di macellazione e post-macellazione, stabilendo una distanza massima di 200 km tra allevamento e macello e tempi minimi di frollatura (sette giorni per le femmine, dieci per i maschi). Sono inoltre previste regole stringenti per la tracciabilità lungo tutta la filiera, con obblighi di registrazione, identificazione dei lotti e informazioni dettagliate in etichetta.

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