Asti – La crisi dei consumi di vino accende lo scontro nella filiera dell’Asti Spumante Docg e del Moscato d’Asti. A contrapporsi sarebbero, da un lato, circa 3mila viticoltori delle province di Cuneo, Asti e Alessandria e, dall’altro, le principali cantine del territorio.
Secondo quanto riporta il Gambero Rosso, il distretto starebbe attraversando una fase complicata: dopo aver chiuso il 2025 con circa 85 milioni di bottiglie vendute (-5%), anche i primi mesi del 2026 mostrano una flessione delle vendite (-4%).
Le circa 60 case spumantistiche della denominazione avrebbero così proposto una riduzione delle rese a 75-80 quintali per ettaro, riconoscendo ai conferitori tra 1,1 e 1,2 euro al chilo. Una proposta definita “irricevibile” dal Coordinamento delle Terre del Moscato: “Lavoriamo a prezzo di costo, se non sotto”.
Il tema non riguarda solo questa zona del Piemonte, ma un po’ tutto il settore vitivinicolo italiano. Negli scorsi giorni, Unione Italiana Vini ha caldeggiato misure straordinarie di contenimento dell’offerta (leggi qui), tra cui la riduzione delle rese e lo stop temporaneo ai nuovi impianti, proprio per contrastare l’aumento delle giacenze e la debolezza dei mercati.