San Daniele del Friuli (Ud) – Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele, che riunisce 31 produttori e 3.500 allevamenti in dieci regioni, chiude il 2025 “con un fatturato alla produzione di 340 milioni di euro, in calo rispetto ai 360 milioni del 2024, ma con un recupero in volumi, passando dai 2,45 milioni di prosciutti del 2024, ai 2,54 milioni del 2025″, spiega al Sole 24 Ore il direttore generale Emilio Cichetti.
Gli effetti della Psa si fanno sentire sull’export in Giappone e Cina, che insieme rappresentano il 10% delle vendite all’estero: “Lo stallo pesa ma ci auguriamo, come sembra, una ripresa a breve dell’export con il Giappone, mentre per la Cina temiamo tempi più lunghi”, prosegue il dg.
I consumi si mantengono sostanzialmente stabili: +1% a volume e +4,5% a valore, con il preaffettato che arriva a 22,5 milioni di vaschette vendute, contro 21,3 milioni del 2024.
Tra le novità più recenti, continua il direttore generale, c’è una “modifica minore” al disciplinare, in dirittura d’arrivo, che porterà a una “riserva certificata” da ente terzo. Ci saranno quindi “prosciutti certificati più stagionati, più caratterizzati, con almeno venti mesi di stagionatura”.
Oltre al presidio dei mercati già maturi come Italia, Francia, Germania, Australia, il Consorzio guarda anche a Polonia e Nord-Europa, in particolare Danimarca e Svezia. Sempre a proposito di export, negli Stati Uniti non c’è stato un effetto dazi, tanto che il San Daniele ha registrato un aumento del 20% nell’export.
(FR)