Summer Fancy Food: la porta d’accesso al mercato Usa. Il Pagellone

2026-07-03T12:18:50+02:003 Luglio 2026 - 12:35|Categorie: Aperture del venerdì, Fiere, in evidenza|Tag: |

La fiera andata in scena a New York dal 28 al 30 giugno si conferma un appuntamento strategico per il business. Con protagonisti importatori e distributori. Ma le nuove date fanno discutere. 

Dal nostro inviato a New York, Matteo Napolitano

È la fiera degli importatori e dei distributori, che dominano i corridoi con i loro stand imponenti, anche se sempre orientati ai prodotti. Chi pensa di incontrare la grande distribuzione deve accontentarsi di qualche buyer di passaggio. D’altronde, però, la figura del distributore è fondamentale per un territorio vasto quasi il doppio dell’Impero Romano all’epoca di Traiano. Il paragone mi è stato suggerito da un operatore conosciuto via mail prima della fiera e incontrato a New York durante l’evento. Mi ha spiegato che prima del Covid qualche catena iniziava a cercare rapporti più diretti con i fornitori, ma la pandemia ha fatto capire che senza un’azienda che fa da intermediario e che si occupi di tutti gli aspetti logistici difficilmente si fa strada in questo mercato. Sono davvero il mercato per antonomasia, gli Stati Uniti. Tutto è in vendita, tutto è acquistabile. E l’atteggiamento è quello altamente pragmatico di chi vede i problemi come qualcosa da affrontare, non di cui lamentarsi. I dazi di Trump, che l’anno scorso aleggiavano come una mannaia, sono entrati in vigore il 7 agosto con un 15% tranchant, poi la Corte Suprema li ha dichiarati illegali e l’amministrazione del presidente ha imposto una nuova formula del 10% oltre i dazi pre-esistenti a quelli del 2025. Anche questi ultimi sono stati dichiarati fuori legge a maggio, e l’Ente Doganale ha comunicato a diverse aziende che è possibile avviare una richiesta di rimborso di quanto pagato ingiustamente. Ma rimborsare circa 150 miliardi di dollari (a tanto ammontano le entrate legate ai dazi) non è uno scherzo e la maggior parte degli operatori sa che non vedrà indietro che pochi spiccioli. Nel frattempo, il dollaro è passato dagli 1,197 euro di fine gennaio agli 1,138 di fine giugno, erodendo il potere d’acquisto del mercato americano. Uno scenario che avrebbe generato crisi isteriche da parte della maggior parte degli operatori europei. Come hanno reagito gli americani? Si sono tirati su le maniche, hanno tirato fuori le calcolatrici, e hanno iniziato a ragionare assieme ai fornitori su come fare in modo che i prodotti alimentari non andassero fuori mercato. “Dobbiamo capire quando il ‘much money’ diventa ‘too much money’”, mi ha spiegato con parole illuminanti una direttrice marketing incontrata in fiera. E così, un po’ il distributore, un po’ il fornitore e un po’ il consumatore, ci si è messi a cercare la formula che consentisse di mantenere i volumi.

OPERATIVITA’

Poche chiacchiere. Come sempre, si entra allo Javits Center e si comincia a lavorare. Tempo di accreditamento, al netto della coda inevitabile: meno di un minuto, un sogno. La durata di tre giorni è ottimale, il volume del business ha convinto la fiera a tenere aperto fino alle 17 (due anni fa si staccava alle 16). La netta preferenza per gli stand light mette tutti i produttori sullo stesso piano, con una formula stile Plma (ma anche Marca nei primi anni) della quale da noi si sente la mancanza. Gli stand grandi (ma sempre orientati ai prodotti e non alla comunicazione) sono appannaggio dei distributori, veri protagonisti della manifestazione.

VOTO 9

PRESENZA BUYER

La fiera paga un po’ la vicinanza con l’IDDBA, l’evento itinerante (quest’anno tenutosi a Orlando dal 7 al 9 giugno), che distrae i top buyer della distribuzione moderna a stelle e strisce. Il Fancy Food rimane la fiera per incontrare gli importatori e i distributori. Non ci sono tutti (negli Usa sono migliaia), ma la rappresentanza è molto significativa. E comunque qualche buyer di Walmart e Kroger tra i corridoi l’abbiamo avvistato.

VOTO 7,5

STRATEGIA E PROSPETTIVE

La scelta data senza preavviso di spostare la manifestazione dal 25 al 27 luglio ha diviso gli operatori a metà. Sicuramente il meteo sarà temibile, il clima si fa ancora più caldo e afoso, ma dal punto di vista del business? C’è preoccupazione per la presenza degli espositori europei, italiani in particolare, che in quel periodo sono con la testa in ferie. Gli operatori Usa, invece, si dividono tra quelli che prediligono la vacanze legate al 4 luglio (e che quindi approvano la scelta) e quelli che preferiscono viaggiare ad agosto. Di certo, una decisione sorprendente e non chiarissima, anche perché nel 2028 il Fancy è schedulato dal 9 all’11 luglio, subito dopo il week-end dell’Indipendence Day: si tratta di prove tecniche per trovare la situazione ideale?

SV

LA MOQUETTE

Vista l’attenzione del nostro Direttore su questo aspetto, bisogna mettere in evidenza che qui la moquette copre ogni singolo spazio di superficie espositiva.

VOTO 10

SALA STAMPA

Rispetto all’anno scorso, un lieve downgrade. Dal clima calmo e raccolto della saletta al piano sottoterra, con spazi ampi e nessuna distrazione, si passa a uno spazio più ridotto ed esposto, al margine estremo della struttura. Come consolazione, vengono confermati i buonissimi muffin con cui la fiera coccola i giornalisti.

VOTO 6,5

ARIA CONDIZIONATA

Quest’anno il caldo newyorkese è stato meno aggressivo del solito, e non ha superato i 30°C, ma è chiaro che per un evento di questo tipo l’aria condizionata è fondamentale. In generale, non ci si può lamentare, la temperatura all’interno della fiera era decisamente confortevole. Con un prezzo da pagare, però. In certi punti alcuni flussi di aria gelida mettevano a dura prova espositori e visitatori.

VOTO 6,5

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