Laigueglia (Sv) — La vicenda Ranucci/Lavitola è su tutti i media. L’ipotesi, tutta da provare, che il faccendiere sia il mandante dell’attentato al giornalista lascia stupiti. Soprattutto per il fatto che Ranucci lo considera un amico e confidente. Ma andiamo oltre e analizziamo la creatura del giornalista, ovvero la trasmissione Report. Ne abbiamo parlato spesso su alimentando. Permettetemi però qualche aggiunta. In primo luogo l’attentato a Ranucci. E qui non ci sono né se né ma: massima solidarietà al giornalista e alla famiglia.
Quello che contesto invece è il metodo d’indagine di Report. Nella stragrande maggioranza dei casi si parte dall’enunciato del teorema che diventa un prerequisito fondamentale. Si passa poi alla dimostrazione che deve assolutamente confermare la premessa. Così, tanto per fare un esempio che ci riguarda, si parte dal presupposto che tutti gli allevatori di maiali o di bovini siano brutti, sporchi e cattivi. Si vanno a visitare poi, a conferma, alcuni allevamenti con situazioni da lager – e su questo non si discute – per poi generalizzare. Come dimenticare le inchieste di Giulia Innocenzi, pasionaria animalista. Tutte tese a dimostrare che la macellazione dei maiali è la più grande atrocità mai vista sulla Terra… Vallo a raccontare a chi lavora nel settore e poi ne parliamo…
Un’altra osservazione riguarda i bersagli: tutti, o quasi, persone vicine al centrodestra. Non solo, ci sono poi personaggi intoccabili. Come ha sottolineato Gian Gaetano Bellavia in una intervista al Giornale: “Mai fatta un’inchiesta sulla magistratura, per esempio. Di temi qui ce n’è quanti se ne vuole, ci sono cose spaventose da raccontare. Invece, su Report, silenzio”. E chi parla è un consulente economico-finanziario della trasmissione. Più volte citato nei video girati dai giornalisti di Report. Ora, il giornalismo d’inchiesta è giusto e necessario. Ma occorre farlo con metodo. Altrimenti è come mettere fango nel ventilatore. Gli schizzi vanno da tutte le parti. E Ranucci, con la vicenda Lavitola, lo sta provando sulla sua pelle.