Roma – Il settore delle bioplastiche in Italia continua a vivere una fase di difficoltà strutturale, tra contrazione dei fatturati, pressione competitiva dei prodotti a basso costo importati e criticità sul fronte dei controlli. Come scrive Il Sole 24 Ore, dopo il picco raggiunto nel 2022 con un fatturato di 1,16 miliardi di euro, la filiera ha avviato una fase discendente: nel 2023 i ricavi sono scesi a 828 milioni di euro (-29,1%) e nel 2024 hanno registrato un’ulteriore flessione a 704 milioni (-15%).
Secondo quanto riportato dal quotidiano di Confindustria, le difficoltà sono legate anche alla forte discontinuità della domanda e all’ingresso sul mercato Ue di prodotti provenienti dai Paesi asiatici a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli dell’industria occidentale, “spesso realizzati con standard ambientali e socio-economici non omogenei”. In questo contesto, Assobioplastiche stima per il 2025 un ulteriore impatto negativo sui conti delle imprese, con una riduzione dei ricavi compresa tra il 5% e il 15%, variabile a seconda della categoria di applicazione.
Le maggiori criticità interessano il comparto del monouso, che ha registrato un calo del 20%, mentre segnali di rallentamento emergono anche in segmenti finora più resilienti, come gli imballaggi per frutta e verdura. Il Sole 24 Ore sottolinea inoltre le problematiche legate alla presenza sul mercato di prodotti non conformi alla normativa, spesso caratterizzati da un contenuto bio-based inferiore ai limiti di legge.
L’aumento delle importazioni di materie prime e prodotti finiti dal Far East rischia infine di compromettere la catena del valore sviluppata in Italia, che resta comunque il principale mercato europeo della bioplastica, con circa il 50% dei consumi complessivi.