Di Angelo Frigerio
Meda (Mb) – Michele Serra, giornalista e scrittore radical chic, scopre che i lupi sono dei predatori. Ma va! C’è voluto che un branco sbranasse il suo cane Osso per capire che gli animali di casa, come pure pecore e agnelli, sono le prede preferite di un animale violento e rapace per sua natura. “Sono vent’anni che vivo in questa valle sperduta e spopolata [sulle colline piacentine, ndr]”, racconta Serra. “La mia tristezza oggi è grande. Prima di me l’hanno vissuta i miei vicini, che hanno perso un cane pastore per colpa dei lupi, e gli allevatori che si sono visti sbranare asini, puledri, pecore. Il lupo oggi vive ovunque nel nostro paese. È un caso straordinario di successo di ripopolamento. Ma a me pare che i suoi numeri stiano sfuggendo di mano. O la politica decide di fare qualcosa o diventerà guerra. E la guerra, come dimostrano i 18 lupi avvelenati in Abruzzo in modo vigliacco, è la peggiore delle soluzioni”.
Sulla vicenda dei lupi avvelenati lo vorrei vedere il Serra, quando ti entrano nel recinto di un pastore e ti sbranano agnelli e pecore, come ci si sente… Comunque sia. Finalmente qualcuno dell’area ecologista-animalista si accorge che il problema della proliferazione dei lupi – altro che successo di ripopolamento – va risolto alla radice. Un po’ come i cinghiali. Anche in questo caso la proliferazione di questi animali sta causando gravi danni all’agricoltura e agli allevamenti, leggi Psa. Di fronte a questo la politica fa poco o nulla. Per paura degli animalisti d’accatto si misurano le parole: “selezione mirata”, “contenimento programmato” e altre stronzate simili. Al contrario, invece, occorre dare spazio ai cacciatori per una eliminazione sistematica dei branchi. Una vera e propria guerra, caro Serra. Non parlo di sterminio, ma quasi. L’alternativa è lasciare che invadano le città e non si possa più uscire col proprio cane a fare una passeggiata con il pericolo di venire attaccati. Infine, per dire come una certa mentalità lassista sia diventata cultura di massa, ricordo un intervento di Carlo Calenda, senatore della Repubblica, che, in un incontro alla tv, per fare un augurio, disse: “Allora in bocca al lupo… E viva il lupo!”. Il finale della frase è sempre stato: “Crepi il lupo!”. Preferisco la versione originale.