Milano – Il formaggio italiano continua a correre sui mercati esteri. Nel 2025 è stata toccata la cifra record di 6,7 miliardi di euro a valore (+4,6%). Trend positivo che è proseguito anche nei primi tre mesi del 2026, quando è stato registrato un +3,8%. Questi alcuni dei dati Assolatte, presentati nel corso dell’assemblea dell’associazione delle industrie del settore lattiero caseario in scena oggi a Milano.
Nel 2025, le aziende italiane hanno trasformato 13,5 milioni di tonnellate di latte vaccino, prodotto in larghissima parte in Italia. “Abbiamo lavorato tutto il latte italiano disponibile e riconosciuto agli allevatori (anche grazie al sistema delle Dop) un valore superiore rispetto a quello dei principali competitor europei”, commenta Paolo Zanetti, presidente di Assolatte. “Una strategia che ci ha consentito di aumentare la produzione complessiva anche in un contesto di consumi interni che sono sostanzialmente stabili“. Nel complesso l’industria italiana ha saputo valorizzare la maggiore disponibilità di materia prima incrementando quasi tutte le principali produzioni: il latte alimentare è cresciuto dell’1,7%, i fermentati del 4,8%, il burro del 6,8%, le creme del 5% e i formaggi vaccini dello 0,5%.
Sul fronte internazionale, infine, il settore ha dovuto affrontare ostacoli significativi: dalle oscillazioni tariffarie negli Stati Uniti alle barriere non tariffarie in Asia e America Latina, fino alle difficoltà logistiche legate alle crisi in Medio Oriente. Tuttavia, “la forza competitiva dell’industria italiana emerge con chiarezza”, commenta Zanetti. “Con 2,01 miliardi di esportazioni extra Ue, l’Italia ha superato la Nuova Zelanda ed è oggi il secondo esportatore caseario mondiale per valore, dopo gli Usa”. I restanti 4 miliardi di fatturato estero sono, invece, realizzati sui mercati europei, che assorbono oltre 479mila tonnellate di formaggi.
(ET)