Milano – Effetto dazi e scorte in eccesso frenano l’export di pasta italiana verso gli Usa. Dopo un 2025 caratterizzato da acquisti anticipati da parte degli importatori americani, il primo trimestre 2026 evidenzia un’inversione di tendenza. Come riporta Il Sole 24 Ore, secondo i dati dell’Us Census Bureau le importazioni di pasta italiana sono diminuite del 12% in volume e del 14% in valore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il rallentamento conferma i timori del settore. La crescita registrata nel 2025, con oltre 351mila tonnellate importate per un valore di 728 milioni di dollari, era stata infatti sostenuta dal cosiddetto front loading, ossia dall’anticipo degli acquisti per mitigare l’impatto delle nuove tariffe commerciali introdotte dall’amministrazione Trump. Una strategia che ha portato alla formazione di scorte elevate lungo la filiera distributiva statunitense. Come spiega il quotidiano, l’attuale fase di destocking sta quindi riducendo la necessità di nuovi ordini dall’Italia, con effetti visibili sui flussi commerciali.
Nonostante la contrazione, la pasta italiana mantiene la leadership sul mercato Usa, ma registra una lieve erosione delle quote. In valore, la market share passa dal 39% del 2025 al 37% del primo trimestre 2026; in volume, dal 44% a meno del 42%.