Vinschger Apfeltage: in Val Venosta, il primo Festival delle Mele

Dal 16 al 29 maggio, la valle è stata teatro di oltre 60 eventi. Obiettivo: promuovere le mele, sensibilizzare sull’importanza della produzione locale e rafforzare la collaborazione tra agricoltura e turismo.

Di Margherita Luisetto

In Val Venosta la mela non è soltanto un prodotto agricolo: è identità, economia e paesaggio. In questa valle dell’Alto Adige, dove i meleti disegnano il territorio tra i 500 e i 1.100 mt di altitudine, ha preso vita un nuovo progetto che punta a valorizzare in modo strutturato uno dei simboli più riconoscibili dell’area. Dal 16 al 29 maggio si è svolta infatti la prima edizione del Vinschger Apfeltage, il Festival delle Mele della Val Venosta, un’iniziativa destinata a diventare un appuntamento stabile nel calendario del territorio.

“Si tratta di una novità assoluta, pensata per raccontare il mondo della melicoltura locale non solo come filiera produttiva, ma come esperienza culturale, turistica e sociale”, spiega Benjamin Laimer, direttore marketing di VIP, l’Associazione delle cooperative ortofrutticole della Val Venosta che gestisce la produzione e commercializzazione delle mele. Un obiettivo ambizioso, in una valle che rappresenta uno dei cuori della produzione melicola europea. I numeri aiutano a comprendere il contesto: in Alto Adige i meleti si estendono su circa 18mila ettari, con una produzione complessiva di circa un milione di tonnellate di mele. La Val Venosta contribuisce con circa 350mila tonnellate, raccolte a mano da circa 1.500 aziende agricole, spesso di piccole dimensioni e fortemente radicate nel territorio. Oggi la valle coltiva una gamma sempre più ampia di varietà. La Golden Delicious, storicamente la varietà più rappresentativa della produzione locale, vede oggi ridursi la propria incidenza dal 75% al 55%, in linea con la crescente diversificazione richiesta dal mercato. Accanto a Gala, Fuji, Red Delicious, Granny Smith e Pinova trovano spazio numerose varietà ‘club’, come Envy, Ambrosia, Yello, Bonita, Cosmic Crisp, SweeTango, Kanzi, Kissabel e Natyra. La produzione è per l’80% integrata e per il 20% bio, favorita da condizioni naturali particolarmente favorevoli: oltre 300 giorni di sole all’anno, scarse precipitazioni, clima secco, il caratteristico vento della Val Venosta e forti escursioni termiche tra giorno e notte. Un insieme di fattori che, insieme all’altitudine, contribuisce alla qualità dei frutti e riduce al minimo l’uso di sostanze chimiche.

“Il festival nasce proprio per dare visibilità a questo patrimonio e rafforzare il legame tra frutticoltura, turismo e comunità locale”, spiega Benjamin Laimer. Non a caso, gli organizzatori hanno coinvolto un’ampia rete di attori: le sei cooperative frutticole della valle, sette associazioni turistiche, ristoranti, gelaterie, supermercati e numerose aziende locali. Un sistema diffuso che ha trasformato l’intera valle in un’unica piattaforma esperienziale, resa possibile dalla sinergia tra i diversi soggetti coinvolti. L’evento ha coinvolto un pubblico molto ampio – residenti e turisti, famiglie con bambini, giovani e anziani – e gli obiettivi sono stati chiari fin dall’inizio: promuovere la mela della Val Venosta, sensibilizzare sull’importanza della produzione locale e rafforzare la collaborazione tra agricoltura e turismo.

“A sintetizzare la filosofia del festival è il suo stesso simbolo: un logo composto da sei piccioli, che rappresentano i sei pilastri dell’iniziativa — scoprire, gustare, vivere, stare bene, imparare e divertirsi -. Sei dimensioni che hanno guidato un programma articolato in oltre 60 eventi diffusi sul territorio”, sottolinea Benjamin Laimer. Uno dei momenti centrali è stata l’apertura straordinaria delle cooperative frutticole della valle – Oveg, Mivor, Texel, Juval, Geos e Alpe – che hanno accolto circa 5mila visitatori: per la prima volta, il pubblico ha avuto la possibilità di entrare nei luoghi simbolo della filiera, osservando da vicino le fasi di stoccaggio, selezione e confezionamento delle mele destinate ai mercati internazionali. Le visite guidate sono state arricchite da degustazioni con sommelier della mela e attività per tutte le età. Attraverso diverse stazioni tematiche è stato raccontato il mondo della mela in Val Venosta, dalla coltivazione alle pratiche agricole orientate alla sostenibilità ambientale, fino all’organizzazione di una filiera che coinvolge migliaia di produttori.

La componente gastronomica ha rappresentato uno degli aspetti centrali dell’iniziativa. Tra le proposte più apprezzate si sono distinti i corsi di cucina con lo chef Thomas Ortler a Castel Coldrano e i menù ideati da alcuni rinomati ristoranti del territorio, tra cui Onkel Taa a Parcines e il ristorante stellato Kuppelrain di Castelbello, che hanno reinterpretato l’utilizzo della mela con ricette ricercate e innovative. Grande interesse hanno suscitato anche i brunch e le merende organizzate nelle malghe, dove i partecipanti hanno degustato specialità della tradizione contadina e sperimentato originali abbinamenti gastronomici.

Il festival ha proposto esperienze per ‘vivere’ il territorio. Il treno che attraversa la valle, ad esempio, è diventato il filo conduttore di un percorso alla scoperta del mondo della mela: da Naturno, con la visita a una cooperativa frutticola, a Castelbello, dove i partecipanti hanno incontrato una contadina e preso parte a un brunch tra i frutteti, fino a Lasa, dove è stato possibile conoscere le numerose trasformazioni della mela, dal succo all’aceto, dalla senape ai distillati.

Spazio anche al benessere. Le terme della zona hanno proposto saune aromatizzate alla mela, mentre tra i filari si sono svolte sessioni di yoga – un approccio che ha trasformato il contesto produttivo in uno spazio dedicato al relax e alla rigenerazione -.

Non è mancata la componente divulgativa, con conferenze dedicate al rapporto tra mela e salute e incontri con esperti. La dimensione educativa è stata ulteriormente valorizzata dalla presenza dei sommelier della mela, che hanno guidato il pubblico in percorsi sensoriali e degustazioni dedicate. La chiusura del festival ha assunto un carattere particolarmente suggestivo: un evento serale tra i meleti, illuminati da circa 600 torce e con musica dal vivo, ha trasformato il paesaggio agricolo in un vero e proprio teatro naturale.

La prima edizione del Vinschger Apfeltage segna così l’inizio di un nuovo modo di raccontare la mela della Val Venosta: non soltanto un prodotto agricolo, ma un patrimonio territoriale capace di unire economia, turismo, cultura e identità locale.

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