Salumi: +6% in volume e +6,2% in valore per l’export nei primi nove mesi 2025. Assica lavora per crescere negli Usa

2026-01-27T10:34:09+01:0027 Gennaio 2026 - 10:34|Categorie: in evidenza, Salumi|Tag: , , , , , |

Milano – Nei primi nove mesi del 2025 l’industria dei salumi ha registrato negli Usa una crescita dello 0,7% in volume e un calo dell’1,8% in valore. Nonostante i dazi di Trump, quindi, il settore ha tenuto. All’estero, spiega il Sole 24 Ore riportando dati Assica, le vendite sono cresciute del +6% in volume e del +6,2% in valore. In questo scenario, l’accordo Ue-Mercosur è importante, come spiega il direttore di Assica, Davide Calderone: “Prevede la progressiva riduzione dei dazi sui prodotti a base di carne suina che ad oggi oscillano tra il 10 e il 16%. Ma ancora più importanti sono le regole chiare e trasparenti per disciplinare le procedure di autorizzazione delle importazioni con, inoltre, una applicazione regolamentata dei principi di precauzione e di regionalizzazione”.

L’intesa non comporta particolari rischi per i produttori europei. “Sono fissati rigidi contingenti di importazione“, aggiunge il direttore di Assica, “90mila tonnellate di carne bovina (pari all’1,5% della produzione Ue), 25mila di carne suina (pari allo 0,1% della produzione europea) e 180mila di pollame (pari all’1,3% del prodotto Ue). Senza dimenticare la protezione accordata ai prodotti a denominazione d’origine: 344 marchi Ue, 57 italiani e 9 dei quali relativi a salumi”.

Intanto l’associazione degli industriali lavora per far crescere ancora di più l’export negli Usa: “Stiamo lavorando su due dossier in particolare – spiega Gabriel Monzon Cortarelli, partner dello studio Becker Lawyers -. Un primo riguarda i temi sanitari che al momento ancora impediscono di esportare bresaola negli Stati Uniti e, per effetto di questioni veterinarie, bloccano anche le vendite di salumi provenienti da regioni a sud della Toscana“.

Un tema importante riguarda gli investimenti in territorio americano, con la possibilità di delocalizzare la fase di preaffettamento e confezionamento: “Il trend dei salumi preaffettati è in forte crescita”, continua Calderone. “Rappresentano ormai il 40% delle vendite in Italia e il 60% delle vendite all’estero con forti margini di crescita negli Usa. Si tratta di una modalità che facilita la penetrazione in mercati dove non sono diffuse le vendite al banco gastronomia e favorisce una migliore distribuzione sul territorio dei prodotti”.

“Il problema è che le agevolazioni scattano con investimenti superiori al miliardo di dollari“, aggiunge Monzon Cortarelli. “Una cifra al momento fuori portata per l’industria dei salumi. Stiamo studiando due possibilità: o aggregare gli investimenti di diversi soggetti per arrivare alla soglia fissata o negoziare un tetto più basso per accedere alle agevolazioni”.

Il presidente di Assica, Lorenzo Beretta, commenta: “Per raggiungere capillarmente il vastissimo territorio degli Usa sono molto importanti gli investimenti in loco, anche in termini di logistica. Il prodotto pre-affettato, in particolare, trae beneficio dalla grande esperienza maturata nel campo da parte delle aziende italiane, oggi in grado di offrire prodotti di elevata qualità unita ad una elevata componente di servizio”.

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