Roma – Il settore dell’autotrasporto si prepara a cinque giorni di mobilitazione, dal 25 al 29 maggio, mentre il confronto con il governo entra nella fase decisiva. Come riporta Repubblica, Unatras ha già messo sul tavolo le condizioni considerate indispensabili per revocare il fermo nazionale dei tir, che potrebbe avere ripercussioni sulla distribuzione delle merci e sulla filiera logistica.
Al centro della protesta c’è il tema del caro carburanti. Le associazioni chiedono il ripristino del rimborso accise sul gasolio nella misura in vigore fino a febbraio, pari a 26,9 centesimi al litro, giudicato molto più efficace rispetto agli attuali strumenti introdotti dall’esecutivo. Secondo Unatras, il credito d’imposta previsto dal decreto carburanti garantirebbe un beneficio limitato, compreso tra 6 e 10 centesimi al litro e solo per periodi ridotti.
Tra le richieste figura anche la riduzione a 10 giorni del meccanismo di silenzio-assenso necessario per ottenere la compensazione delle accise da parte dell’Agenzia delle Dogane, oltre alla dilazione dei versamenti fiscali e contributivi fino al 31 dicembre 2025.
Il clima nel comparto resta teso. Unatras, sottolinea il quotidiano, ha invitato gli associati a mantenere una linea di protesta senza blocchi stradali, ma ha comunque segnalato al ministero dell’Interno il rischio di iniziative estreme e disordini. Sullo sfondo pesano gli extracosti del settore, stimati in circa 9mila euro annui per veicolo, e la contestazione delle misure sul taglio dei carburanti, ritenute poco efficaci per il trasporto professionale che si rifornisce prevalentemente fuori dalla rete ordinaria.