Roma – In un panorama segnato da dazi, conflitti e instabilità, si registra un inevitabile rallentamento dell’export di vini e spiriti da parte di tutti i principali paesi produttori e verso tutti i mercati, con poche eccezioni. Sul fronte interno, buone notizie vengono dal canale Gdo, che nel primo trimestre dell’anno ha fatto registrare valori stabili o in crescita per vini, spiriti e aceti. Sui consumi fuori casa pesa l’effetto dell’inflazione. a ‘salvarsi’ è solo la ristorazione di fascia alta. È quanto emerge dai dati presentati da Federvini nel corso dell’Assemblea generale che si è tenuta ieri a Roma.
In dettaglio, secondo l’Osservatorio Federvini-Nomisma il primo trimestre 2026 evidenzia una lieve contrazione dei volumi (-1%) nella Gdo italiana, compensata da una crescita a valore del 2,2%. A trainare il comparto sono ancora gli spumanti (+8,7%), confermando un trend di sviluppo ormai consolidato da oltre cinque anni. Performance positive anche per gli spiriti: +2,9% a volume, grazie soprattutto al contributo degli aperitivi alcolici, dei sodati e del gin, mentre la grappa continua a mostrare segnali di debolezza. Bene anche il comparto degli aceti, che cresce sia a valore (+2,4%) sia a volume (+1%)
Sul fronte dei consumi fuori casa, l’Osservatorio Federvini-TradeLab evidenzia un mercato che nel 2025 ha raggiunto i 102 miliardi di euro. Laddove, tuttavia, l’inflazione e la riduzione del potere d’acquisto influenzano le scelte dei consumatori. Il vino mantiene una forte centralità soprattutto nella ristorazione premium: il 55% dei frequentatori dei ristoranti di fascia alta dichiara di consumare sempre vino o bollicine durante il pasto, contro il 25% della fascia media e l’11% di quella più economica.
Più complessa la situazione all’estero. Nel primo trimestre le importazioni di vino nei 12 principali mercati hanno registrato una contrazione del 17,1% a valore: -38,9% gli Usa, -10,6% la Cina e -10,5% il Canada, per citarne alcuni. In questo contesto, l’export italiano di vino segna una flessione del 13,3% a valore, pur performando meglio rispetto alla contrazione complessiva della domanda mondiale. In controtendenza, gli spiriti italiani, che nel primo bimestre hanno registrato una crescita dell’export del 5,8%, trainata soprattutto dai mercati di Spagna e Regno Unito.
“Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti”, ha affermato il presidente di Federvini, Giacomo Ponti. “Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo UE-Usa si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare, presidiare i tavoli europei con ancora più determinazione.”