Roma – Le nuove misure tariffarie introdotte dall’amministrazione Trump iniziano a riflettersi in modo evidente sull’export agroalimentare italiano verso gli Stati Uniti. Secondo i dati dell’Us Census Bureau, ripresi da Agrisole, nei primi quattro mesi del 2026 le principali categorie del made in Italy alimentare registrano una contrazione complessiva vicina al 25% in valore.
A subire l’impatto più significativo è il vino, primo prodotto agroalimentare italiano sul mercato statunitense. Tra gennaio e aprile le importazioni Usa sono scese da 840 a 605 milioni di dollari, con una flessione del 28% in valore e del 18% nei volumi. Ancora più marcato il calo dell’olio d’oliva, che perde il 40% in valore, fermandosi a 223 milioni di dollari, e il 33% in quantità.
In territorio negativo anche i formaggi, che registrano una riduzione del 16% della spesa all’import e del 15% dei volumi, mentre la pasta segna un arretramento del 16% in valore e del 14% nelle movimentazioni. Più contenute le perdite per conserve e derivati del pomodoro, che limitano il calo al 2% in valore.
Oltre alla riduzione delle vendite, scrive Agrisole, il tema centrale riguarda l’erosione della redditività: una parte dei maggiori costi viene trasferita ai consumatori, ma una quota rilevante continua a gravare su produttori e operatori della distribuzione. Un fattore che rischia di comprimere margini e competitività, soprattutto nei segmenti premium che hanno fatto degli Stati Uniti uno sbocco commerciale privilegiato.
(LV)