Meda (MB) – Quanto può costare una tavoletta di cioccolato prima che il consumatore inizi a considerarla troppo cara? La domanda mi è venuta spontanea davanti allo scaffale dei dolci del duty free Heinemann all’aeroporto di Bari. Il reparto dolciumi per me è una tappa quasi obbligata ogni volta che mi trovo in un punto vendita che non conosco: non tanto per golosità, quanto per intercettare novità e trend.
Tra le proposte esposte da Heinemann, due prodotti di Lindt hanno catturato la mia attenzione: il ‘Dubai Style Chocolate’ e il più recente ‘Tokyo Style Chocolate’, ultima novità proposta dall’azienda. Le tavolette, da 145 grammi, sono vendute a 17,99 euro cadauna, pari a 124 euro al chilo.
Il confronto con il canale supermercati è inevitabile: nelle insegne dove avevo già visto queste referenze, in condizioni di prezzo ordinario e senza promozioni, il prezzo si aggirava intorno ai 9,99 euro, ovvero poco meno della metà. Controllo il sito e-commerce di Lindt: anche qui sono in vendita a 9,99 euro.
Chi è disposto a pagare 18 euro per una tavoletta di cioccolato? Forse la risposta va oltre il prodotto in sé. Il contesto aeroportuale ha un peso determinante: il viaggio, l’acquisto d’impulso, la ricerca di qualcosa di particolare da regalare o da concedersi contribuiscono ad aumentare il valore percepito. Ma fino a che punto si può alzare il prezzo? (ML)