Castello di Godego (Tv) – La raccolta del grano duro 2026 si chiude con buone rese, ma con una disponibilità sempre più ridotta di grano ad alto contenuto proteico. Nonostante questo, Sgambaro conferma il proprio impegno sulla qualità della filiera italiana, sostenendo un costo della materia prima superiore di circa il 10% pur di garantire una pasta prodotta con grani che superano il 15% di proteine.
Come fanno sapere dall’azienda, la campagna appena conclusa ha registrato produzioni superiori alla media nelle principali aree cerealicole italiane e un grano con peso specifico elevato. Le abbondanti piogge e le alte rese hanno però inciso sul contenuto proteico, che mediamente si è attestato intorno al 12%. Le partite con oltre il 15% di proteine, quelle selezionate dal pastificio veneto per la produzione di pasta di alta qualità, sono oggi sempre più difficili da reperire. La maggiore scarsità si riflette anche sui prezzi: il grano duro standard si aggira intorno ai 270 euro a tonnellata, mentre quello con caratteristiche qualitative superiori può arrivare a circa 320 euro. Una differenza che Sgambaro ha scelto di sostenere per continuare a utilizzare materie prime selezionate senza ridurre gli standard produttivi. “Per noi la qualità non è negoziabile”, spiega Pierantonio Sgambaro, presidente del pastificio, “e continuiamo a investire sulla filiera italiana anche quando il grano con le caratteristiche che cerchiamo diventa più raro e costoso”.
L’azienda richiama inoltre l’attenzione sul calo delle quotazioni del grano duro, che rischia di ridurre la redditività degli agricoltori e di scoraggiare le prossime semine. Valorizzare il lavoro della filiera e riconoscere il valore della materia prima italiana resta quindi una condizione fondamentale per garantire disponibilità e qualità anche negli anni futuri. (ML)