Bresaola della Valtellina Igp: nel 2025 calo della produzione e ottima performance dell’export

2026-06-09T11:27:20+02:009 Giugno 2026 - 11:23|Categorie: Salumi|Tag: |

Sondrio – Con una produzione che tocca le 11.947 tonnellate (-5,47% sul 2024), il comparto della Bresaola della Valtellina Igp chiude il 2025 confermando la propria capacità di tenuta e resilienza. Nonostante l’aumento dei costi di produzione, che ha reso necessario un adeguamento dei prezzi, il comparto conferma la propria solidità sia sul mercato nazionale sia soprattutto sui mercati esteri. Un dinamismo che si riflette anche nel valore al consumo, salito a 502 milioni di euro (+4,6% rispetto al 2024).

Nel 2025 sono state esportate 836 tonnellate di Bresaola della Valtellina Igp (+32,34% rispetto al 2024), distribuite per il 64% nei Paesi Ue (+17% sul 2024) e per il 36% nei Paesi extra Ue (+70% sul 2024), dove spiccano diversi paesi del Medio Oriente, soprattutto nei paesi di religione islamica.

Le licenze GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), che consentono l’importazione di carne con un dazio agevolato del 20%, restano infatti vincolate a contingenti rigidi e non ampliabili. Nel contesto attuale, caratterizzato da una persistente scarsità di materia prima, tali licenze non vengono più impiegate soltanto per l’importazione di tagli nobili – come la fesa utilizzata per la produzione di bresaola – ma anche per numerose altre lavorazioni dell’industria alimentare, incluse quelle destinate alla produzione di hamburger e preparati. Di conseguenza, il ricorso alle importazioni in regime extra-GATT è diventato strutturale e quasi inevitabile per i produttori di Bresaola della Valtellina Igp.

“Il comparto chiude un 2025 che riflette le complesse dinamiche socioeconomiche degli ultimi anni”, dichiara Mario Francesco Moro, presidente del Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina. “Il valore al consumo pari a 502 milioni di euro (+4,6%) è stato sostenuto anche dalla diminuzione della produzione e dal conseguente adeguamento dei prezzi. A incidere ulteriormente sul settore sono oggi anche le difficoltà di approvvigionamento e l’aumento dei costi legati alle importazioni extra-Ue, aggravati dalle attuali dinamiche tariffarie internazionali. È vero che il nuovo documento elaborato dal Commissario europeo all’Agricoltura esprime chiaramente l’intenzione di rilanciare l’allevamento di carne bovina nei territori dell’Unione. Tuttavia, per osservare effetti concreti sarà necessario attendere almeno un anno, il tempo richiesto dal naturale ciclo bovino. Da un lato, è fondamentale sostenere i produttori europei, incentivandoli ad aumentare i volumi di produzione per rafforzare l’autosufficienza del continente. Dall’altro, è innegabile che, nell’attesa, le imprese di trasformazione della carne stanno subendo pesanti conseguenze, trovandosi a fronteggiare una carenza di materia prima che potrebbe comprometterne la stabilità”.

(FR)

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