Washington – Il settore della carne coltivata continua a crescere tra difficoltà strutturali e primi segnali di consolidamento. È quanto emerge dal report 2026 sullo stato dell’industria pubblicato da Good Food Institute, che evidenzia un rallentamento legato a investimenti in calo e incertezze regolatorie.
Nel 2025 il numero di aziende attive è sceso a 140 (dalle 155 del 2024), complice sia la chiusura di alcune realtà sia operazioni di fusione e acquisizione. Anche i finanziamenti risultano in contrazione: 73,9 milioni di dollari raccolti contro i 144 milioni dell’anno precedente.
Nonostante il quadro complesso, il report segnala alcuni avanzamenti. Negli Stati Uniti, prodotti a base di carne coltivata hanno iniziato a essere testati in contesti reali di vendita e ristorazione, mentre progetti industriali per l’aumento della capacità produttiva sono in sviluppo in diversi Paesi, tra cui Cina, India e Australia.
Restano tuttavia criticità rilevanti. Sul fronte pubblico, i tagli ai fondi per la ricerca negli Stati Uniti e le restrizioni introdotte in alcuni Stati federali pesano sull’evoluzione del comparto. Parallelamente, cresce il ruolo di altri attori globali: la Cina, ad esempio, ha investito oltre 500 milioni di dollari in infrastrutture per la bioproduzione.
Un nodo centrale rimane quello della domanda. Secondo il report, meno della metà dei consumatori è consapevole dell’esistenza della carne coltivata e solo una parte limitata si dichiara pronta a provarla. Tuttavia, l’interesse aumenta quando vengono comunicati alcuni aspetti della produzione, come l’assenza di macellazione animale e la comparabilità nutrizionale con la carne convenzionale.