Sermide (Mn) – Il mercato cinese del suino continua a essere caratterizzato da un persistente eccesso di offerta, che mantiene sotto pressione i prezzi dei maiali vivi e riduce il ricorso alle importazioni, come riporta un’analisi di Teseo by Clal. Secondo l’Usda, la produzione di carne suina nel 2026 raggiungerà 59,5 milioni di tonnellate, stabile rispetto al 2025. Tuttavia, i dati dell’Ufficio nazionale di statistica evidenziano nel primo trimestre un aumento del 4,2% su base annua, sostenuto da una maggiore efficienza degli allevamenti e dall’accelerazione delle macellazioni.
Per riequilibrare il mercato, il Governo cinese ha avviato un piano di riduzione del patrimonio di scrofe, limitando gli incentivi all’espansione produttiva e favorendo pesi di macellazione intorno ai 120 kg. Nella fase iniziale la misura ha accelerato le macellazioni, aumentando ulteriormente la disponibilità di carne. Con i prezzi scesi sotto i costi di produzione, le autorità centrali e locali sono intervenute acquistando carne suina da destinare alle riserve strategiche, che dovranno essere gestite con attenzione per evitare nuovi squilibri. A giugno il prezzo medio dei suini vivi è sceso a 10,88 yuan/kg (1,39 euro/kg), il 29% in meno rispetto a giugno 2025.
L’ampia disponibilità di prodotto nazionale ha ridotto il fabbisogno di importazioni: tra gennaio e maggio 2026 gli acquisti cinesi di carni suine sono diminuiti del 29,2%, fermandosi a 314 mila tonnellate. L’Unione Europea si conferma il principale fornitore della Cina, con la Spagna primo esportatore, mentre gli Stati Uniti perdono quote di mercato a causa dei dazi di ritorsione. Anche nel comparto delle frattaglie, l’Ue mantiene la leadership, coprendo il 52% delle importazioni cinesi.
(FR)