Confindustria: “In caso di guerra fino a dicembre avremmo la più grave crisi energetica della storia”

2026-04-28T10:28:24+02:0028 Aprile 2026 - 10:28|Categorie: in evidenza, Mercato|Tag: , , |

Roma – “Se finisse oggi l’impatto della guerra varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita. Con una guerra lunga, che dovesse arrivare a fine anno, potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia, con impatti sistemici”. A lanciare l’allarme è Confindustria, tramite il direttore del Centro studi Alessandro Fontana, nell’audizione alle Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica.

Secondo Confindustria, come si legge sul Sole 24 Ore, l’energia è “la principale vulnerabilità del paese e tale rimarrà per anni”. Quindi “è decisivo avere una strategia per superarla, con target e milestones come il Pnrr, altrimenti rischiamo di ritrovarci in situazioni come questa. E occorre un piano di emergenza, perché contano i tempi di reazione, condiviso tra governo, parlamento e parti sociali per affrontare la crisi con un set di interventi”.

Tra le proposte di Confindustria ci sono la proroga del taglio delle accise, l’aumento del credito di imposta per l’autotrasporto merci, estendendolo anche al trasporto passeggeri; aiuti mirati per il trasporto aereo o marittimo. Inoltre lo sblocco di tutte le autorizzazioni pendenti per le rinnovabili. Sempre sulle rinnovabili la richiesta è una semplificazione delle procedure per arrivare al 60% al 2030. Tra le altre proposte figurano: far partire il nuovo iperammortamento, Ires ridotta per gli investimenti, attivare il risparmio privato per favorire il finanziamento del sistema produttivo.

Se la guerra proseguisse fino a giugno ci sarebbe un impatto sui costi energetici di circa 7 miliardi, se arrivasse a fine anno ci sarebbe un aumento di quasi 21 miliardi, con una incidenza dei costi al 7,6%. Nel primo caso l’Italia entrerebbe in stagnazione con un’inflazione oltre il 4%; nel secondo in recessione, con inflazione vicina al 6%.

Sulle istituzioni europee siamo arrivati ad un punto in cui sono assolutamente inadeguate a fronteggiare le attuali sfide”, ha concluso Confindustria. “Il mercato comune non è un vero mercato, è inefficace la politica industriale. Occorre federarsi con chi ci sta per recuperare la tempestività e l’efficacia delle dimensioni che hanno gli Stati sovrani e quella adeguata a competere a livello globale”.

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