Parma – La sugar tax, che dal 1°gennaio 2022 dovrebbe entrare in vigore, preoccupa il comparto beverage. Da uno studio presentato da Nomisa in occasione del Cibus di Parma si prevede, infatti, che costerà al mercato 180 milioni di euro di fatturato, vale a dire una contrazione del 16% a volume, e oltre 5mila posti di lavoro. “Lo studio dimostra gli effetti devastanti, economici e sociali, dell’introduzione di un’imposta del valore di 10 euro a ettolitro in un momento già così incerto”, commenta Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe. Accanto alle aziende, a dire no alla tassa sulle bibite zuccherate ci sono anche i sindacati di settore. Che la considerano inutile rispetto agli obiettivi di salute pubblica che pretende realizzare. “Anziché facilitare crescita e occupazione, con l’introduzione della sugar tax nel 2022 si avrà una perdita di 180 milioni di euro di fatturato rispetto al 2019 e di 344 milioni di euro se consideriamo la perdita di giro d’affari nel 2023 rispetto al 2019”, ricorda Pierini. Che incalza: “Togliere liquidità alle imprese con una nuova gabella da versare a fine mese si traduce in maggiori difficoltà e minori investimenti. Un trend nefasto che affosserà la ripresa e il ritorno ai consumi pre-Covid previsti a fine biennio 2022-2023”.
Diretta Cibus/Pierini (Assobibe): “La sugar tax costa 180 milioni di euro e mette a rischio 5mila posti di lavoro”
RepartoGrafico2021-09-02T11:40:58+02:002 Settembre 2021 - 11:40|Categorie: Beverage, in evidenza, Mercato|Tag: ASSOBIBE, Giangiacomo Pierini, sugar tax|
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