Trento – “Soltanto tra i nostri allevatori, in 12 hanno chiuso l’attività e hanno mandato 700 vacche al macello. In questi giorni stanno cercando di ridurre i costi di alimentazione delle mucche praticando l’alpeggio, ma a settembre, quando saranno costretti a rientrare nelle stalle, temo che ci saranno nuove chiusure”. A parlare, sulle pagine del Sole 24 Ore, è Stefano Albasini, presidente di Trentingrana Concast, che riunisce 700 stalle e 17 allevamenti nelle valli trentine. Gli allevamenti e i caseifici di montagna, più energivori rispetto a quelli in pianura, sono in estrema difficoltà a causa dei rincari di fieno, mangimi ed energia: alcune stanno chiudendo, altre, quelle che continuano a produrre, non sanno cosa riserva il futuro. E aumentare i prezzi dei prodotti per rientrare dei costi sembra impossibile: “Ci abbiamo provato col burro, a passare da 4 a 7,30 euro al chilo per rientrare di tutti gli aumenti dei costi”, spiega Albasini. “Ma il risultato è stato un crollo vertiginoso degli acquisti”. C’è però un barlume di speranza: a breve dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto a sostegno delle produzioni zootecniche indirettamente colpite dal conflitto in Ucraina. Al settore lattiero caseario saranno destinati 75 milioni di euro, 20 dei quali esclusivamente per gli allevamenti in zone montane.
Rincari, a rischio le produzioni casearie di montagna: l’allarme di Trentingrana
RepartoGrafico2022-07-27T11:22:31+02:0027 Luglio 2022 - 11:22|Categorie: Formaggi, in evidenza|Tag: energia, formaggi, latte, lattiero caseario, mangimi, montagna, rincari|
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